E Allegri teme il bis «Già dato con l'Inter»

Max: «Anche coi nerazzurri eravamo favoriti... Peccato l'ultima di Berlusconi»

Torino La Juventus prima in classifica, dopo cinque scudetti di fila, non fa notizia. Il Milan secondo, con tutte le difficoltà estive e le incertezze societarie che non sono ancora del tutto sparite, invece sì. Però il calcio è sport strano e a volte pure episodico, dove c'entrano i conti e il fatturato, il talento e la tecnica, ma pure le idee e le competenze. Che alla Signora non mancano e al Diavolo nemmeno, almeno a giudicare dalla classifica. Traduzione, in vista del match di stasera: Juventus favorita e non potrebbe essere altrimenti, Milan comunque pericoloso e Allegri che, dopo Marotta, ha messo in guardia i suoi: «Servirà una grande prova, perché i rossoneri meritano il secondo posto».

Frase magari un po' di circostanza, ma mica si può far finta di ignorare quanto proposto finora dal campo. E comunque ha ragione Allegri: «A settembre siamo andati a Milano, sponda Inter, nettamente favoriti e abbiamo preso una legnata. Il Milan ha entusiasmo, velocità e qualità: da parte nostra serviranno testa, agonismo e tecnica. Ci aspetta uno scontro diretto: vincendo, il Milan arriverebbe a due sole lunghezze da noi». E chi se ne importa, allora, se fino a un mese fa i rossoneri non erano ritenuti degni di cotanta classifica e se la Juve ha contro di loro una serie aperta di nove vittorie, sette in campionato e due in coppa Italia. Il tranello rischia di essere dietro l'angolo, meglio premunirsi e non fare finta di nulla anche perché, dopo l'infrasettimanale casalingo contro la Sampdoria, la Juve riceverà sabato prossimo il Napoli: staccare la spina anche solo parzialmente significherebbe ridare entusiasmo agli inseguitori. Peraltro, Allegri potrà accedere al turnover in maniera molto relativa visto che l'infermeria ha dimesso sì qualcuno, ma non tutti. E non si possono certo rischiare ricadute che farebbero scattare allarmi a lunga scadenza. Serve il bilancino, allora. Con la necessità di affidarsi a chi sta bene senza se e senza ma: Higuain e Dybala in attacco per esempio («la mia sola certezza»), dal momento che Mandzukic (comunque convocato, al pari di Rugani) è reduce da uno stop e che Pjaca è ancora fermo. «Kean potrebbe giocare qualche minuto», annuncia Allegri: sarebbero i primi per il ragazzo di origini ivoriane e per la generazione dei nati nel 2000, un bel segnale al pari di quello lanciato in casa rossonera da Locatelli, «uno che anche da ragazzino, quando io ero a Milanello, si capiva fosse un predestinato».

Sarà quindi ancora una Juve schierata con il 3-5-2 «ma, più che modificare il sistema di gioco, dovremo migliorare la qualità e la velocità della nostra manovra». Argomento a lui carissimo da sempre, buono soprattutto per la campagna europea che pure si è messa bene dopo il successo di Lione. «In certi momenti bisogna essere più pazienti, così da non esporsi ai contropiedi e sprecare tante energie». Ricetta buona pure per stasera, nell'ultimo Milan-Juve berlusconiano («spiace, perché il presidente ha fatto la storia vincendo tutto per trent'anni»), contro una squadra giovane e veloce che la Juve è chiamata a rispettare pur avendo dalla sua le diciotto vittorie sulle ultime venti partite di serie A. Ha pure la difesa meno battuta del campionato, la Signora: appena cinque reti prese, tre delle quali però su palla inattiva. Come dire che anche i campioni hanno i loro punti deboli cui prestare attenzione. Squadre invincibili non ne esistono, semmai bisogna lavorare per perfezionarsi: senza guardare indietro né bearsi per quanto già ottenuto.