E la banda Inzaghi lo accoglie subendo un'altra disfatta

Milano."Basta con questo scempio", il grido di dolore della curva sud con uno striscione gigantesco. Ma il Milan, questo Milan di Pippo Inzaghi derelitto, se non proprio indegno di vestire quella gloriosa casacca, non è assolutamente capace né di ascoltare il grido di dolore degli ultrà nè di reagire. Nonostante il ritiro che, come si vede plasticamente nell'occasione, non serve a niente specie se non si dispone di un copione per apparecchiare gioco e addirittura si inventa Cerci falso nueve a fine aprile, con Pazzini e Destro in panchina, i due centravanti di ruolo, entrati a gol subiti.

Il Genoa invece che è squadra a tutto tondo, dotata di ogni requisito calcistico (organizzazione, schemi, marcature ferree su alcuni rivali-chiave, gamba sciolta) impiega appena 45 secondi per far sapere ai pochi intimi di San Siro che l'unico milanista con la spina inserita è Diego Lopez, il portiere, l'unico meritevole di un applauso. Il portierone spagnolo riesce ad arginare una, due, tre volte (su Bertolacci, Bergdich e Niang in una sequenza impressionante) gli attacchi del Grifone che non sembra risentire affatto dell'assenza di Perotti. Il primo e unico tiro in porta dei rossoneri della frazione numero uno è una deviazione di testa di Cerci su cross di Bonaventura. Il vantaggio di Bertolacci è un coast to coast realizzato nella metà campo rossonera saltando due, tre birilli con una rasoiata finale che infila Diego Lopez in uscita.

Stessa partenza falsa del Milan nella ripresa. La squadra è sotto choc e senza idee, così al primo contropiede utile sulla rotta Diego Falque-Tino Costa, Niang può toccare la palletta del 2 a 0 che sotterra la partita e il risultato, e prendersi una rivincita dinanzi a quella platea che considerò il suo acquisto una "bufala". Visto che fior di attaccante sotto la guida di un allenatore? La reazione tutta cuore del Milan è figlia di un gioiello balistico di Mexes (destro da fuori area) che viene però neutralizzata dall'espulsione di Menez (secondo giallo immeritato). A quel punto il Milan in dieci può solo concedere ampie praterie al Genoa per i suoi feroci contropiedi che invece di chiudere i conti esaltano la serata magica di Diego Lopez costretto a cedere solo su rigore (Tiago Falque). Successo largo e meritato, naturalmente. Dopo 58 anni il Grifone torna a vincere a San Siro a dimostrazione che la seconda sconfitta consecutiva di ieri sera dei milanisti è solo la conferma di una sindrome cui non c'è rimedio. Perché la squadra di Inzaghi non ha gioco ed è morta nella testa. Pochi a salvarsi, portiere a parte, Bonaventura. Contro il Napoli ne mancheranno tre ai rossoneri: Abate, Mexes e Menez tutti diffidati e ammoniti ieri sera. Per Inzaghi un'altra serata piena di incognite e di voci preoccupanti (verrà esonerato?).

Commenti

alfonso cucitro

Ven, 01/05/2015 - 10:20

purtroppo Inzaghi,allenatore di un grande club ma senza nessuna esperienza specifica,non ha saputo dare alla squadra una precisa identità e un fruttuoso schema di gioco e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.Però mi chiedo:a cosa serve avere un allenatore in seconda in panchina (Tassotti),il quale,forte della sua esperienza decennale sia come giocatore che come secondo di altri allenatori (Ancelotti) non riesce a dare nessun consiglio.Quindi il primo ad essere allontanato dalla panchina è proprio lui,visto la sua inutilità.