E c'è tanto Rossi Tutto nel finale

Vale 2° tra Marc e Jorge studia la zampata all'ultimo Caos gomme: le Michelin cedono, paura per Redding

Davide PisoniRieccoli. Tutti e tre. In prima fila. Valentino Rossi nella morsa del poleman Marc Marquez e Jorge Lorenzo. Un déjà vu dell'infuocato finale della scorsa stagione. Di fatto il Qatar è stato solo un intermezzo, l'Argentina rimette le cose a posto nel senso che quei tre fanno gara a parte rispetto al resto della compagnia, anche se la Ducati non resta così lontana. Un Marquez di nuovo in versione cannibale, un Rossi dalle sette vite e un Lorenzo sempre pronto a cogliere l'occasione. Perché lo spagnolo della Honda piazza il tempone al primo colpo. Ma il ritorno della Yamaha sorprende con il Dottore che al mattino aveva evitato per un soffio la Q1, e capace di risalire fino a a un battito di ciglia, tre decimi, dal grande rivale. E Lorenzo dopo il venerdì nero, comunque lì in prima fila anche se dietro al compagno, almeno per questa stagione. Perché con la Ducati è cosa ormai fatta, o quasi, per un accordo alla cifra di dodici milioni a stagione. Ma per il maiorchino il presente è un titolo di campione da difendere dai due litiganti. Marquez è il grande favorito per oggi nonostante le due cadute (un festival di piloti a terra ieri), la seconda nel finale della pole, con tanto di insaccata che avrebbe lasciato il segno a chiunque. Ma non lui che se la cava con una battuta «in gara dovrò stare attento». Per il resto il suo sorriso tradisce soddisfazione. Non da meno di quella di Rossi che gli riconosce comunque un vantaggio: «La Honda va un po' di più. Comunque nel pomeriggio con la pista con più grip abbiamo trovato un buon bilanciamento. Serve un altro piccolo step per la gara». Però è il Vale dei tempi migliori: «Sono competitivo, dura per la vittoria, ma è importante poter lottare per il podio». A fare la differenza potrebbe essere la scelta della gomma che detterà la Michelin dopo lo spavento di Redding, che nelle ultime libere si è ritrovato sulla tela della gomma posteriore. Se si dovesse optare per la dura perché la morbida non garantisce sicurezza, sarebbe un'ulteriore vantaggio per la Honda. Comunque una lezione a quella MotoGP che negli ultimi anni ha dato paga, in termini di spettacolo e non solo, al bistrattato circus della Formula 1. Ma anche tra le due ruote non sono tutte rose e fiori. Dalla gestione del finale di mondiale dell'anno scorso a quel Carmelo Ezpeleta in versione Bernie Ecclestone accusato da un sindacato spagnolo e da un imprenditore italiano di evasione fiscale. E ieri il giallo delle gomme in Argentina. Che tanto ricorda quel Gp di Silverstone del 2013 in cui sulle monoposto scoppiavano pneumatici. Una MotoGP specchio riflesso della F1, ma a rimettere tutto a posto ci sono quei tre.