E il Napoli senza Pipita rischia subito il ko Lo salva solo Mertens

Il Pescara spaventa Sarri e vola sul 2-0 Poi entra il belga ed evita la falsa partenza

Marcello Di Dio

Se guardiamo il debutto dello scorso campionato, il Napoli ha già fatto un passo avanti. Il campionato 2015-16 iniziò con un ko esterno contro il Sassuolo, stavolta ci pensa Mertens ad evitare una sconfitta che avrebbe avuto del clamoroso in casa della matricola Pescara, che bagna con un pari prestigioso il suo ritorno in A dopo tre anni. Sarà il tempo a dire se la partenza di Higuain peserà sulla produttività del fronte offensivo (anche se l'argentino, in verità, non era mai riuscito a segnare nella prima di campionato con la maglia azzurra), ma sicuramente resta un atavico problema della squadra partenopea: troppe pause concesse nel corso di una gara, ieri ad esempio un primo tempo completamente regalato agli avversari. Ci può stare, siamo all'inizio di una lunga stagione che vedrà la squadra di Sarri impegnata su tre fronti e senza un bomber di livello internazionale (Milik promette bene) pure se potenziata da calciatori giovani e di qualità. Certo è che il Napoli parte ad handicap rispetto alle rivali scudetto Juve e Roma.

Il Pescara gioca il primo tempo con ordine e personalità, il Napoli fa tanto possesso palla ma appare pigro nella manovra. Il doppio vantaggio arriva inatteso quanto meritato: l'inglese con passaporto libico Ahmed Benali, riscattato in estate dal Palermo con un milione di euro e autore di un gol nel playoff promozione con il Trapani, sigla la rete più veloce del primo turno di campionato; il romano Gianluca Caprari, che non giocava in serie A dal novembre 2013 e che in giallorosso vanta anche minuti in campo europeo, segna il suo terzo gol in A dopo quelli a Samp e Roma.

Il Napoli appare frastornato, i movimenti degli abruzzesi mettono in seria difficoltà i difensori di Sarri. Il tridente d'attacco non punge, Insigne gira a vuoto (chissà se emozionato per il fatto di giocare contro la sua ex squadra) così come Gabbiadini, che non trova varchi liberi in area mentre Callejon cerca inutilmente un gol alla Van Basten finale europea del 1988. L'ingresso di Milik (il polacco è la ciliegina sulla torta del mercato di De Laurentiis) e di Mertens scuote la squadra. Bastano sette minuti al belga per mettere la sua firma, anzi doppia firma, sul match. L'uno-due tra il 15' e il 18' è la risposta del calciatore alla panchina impostagli da Sarri in questa partita (come rivela l'occhiataccia che Mertens invia al tecnico subito dopo la prima rete), ma la staffetta con Insigne sarà un refrain anche in questa stagione.

Mertens spacca la partita con un destro dal limite e con un tocco sotto porta favorito dal clamoroso liscio di Coda sul cross di Hysaj, il Pescara sembra soffrire il maggior tasso tecnico dei partenopei. Che si vedono prima concedere e poi ingiustamente negare un penalty per un intervento a gamba alta di Zuparic (sostituto dell'infortunato Coda) su Zielinski e protesta anche per un intervento al limite di Bizzarri su Mertens. Alla fine, comunque, il 2-2 è un risultato giusto. Merito di un Pescara che Oddo ha già annunciato (e si è visto...) essere coraggioso.