E Paltrinieri riporta a galla l'Italia

All'azzurro il bronzo nei 1500 con primato nazionale (14'45''37): "La mia risposta alle cattiverie"

Nostro inviato a Barcellona

Con quel nome da vecchio west e quella faccia da marine americano cresciuto a lasagne, Greg (Gregorio) Paltrinieri ha tirato fuori la colt ed ha sparato. Eppoi colpito: bronzo nei 1500 stile libero, la specialità prediletta dove il curriculum racconta che ha vinto europei e mondiali in vasca corta, 5° alle olimpiadi, 6° negli 800 a questi mondiali. «Svengo piuttosto che perdere la medaglia» si è detto mentre mulinava le braccia seguendo la riga nera e con l'occhio ai due portentosi vicini di corsia. Quelli, il cinese Sun Yang e il canadese Cochrane, sono andati verso il rispettivo oro e argento. E lui a scavar metri nell'acqua con quello stile che gli ha procurato qualche fitta al fegato quando se l'è visto messo in piazza e criticato.

Greg è un ragazzo col sorriso sulle labbra, occhi che riescono a brillare anche in una giornata di nero tempesta, apre le braccia e sembra stringa il mondo: tanto è grande. Quindi la rabbia covava e ieri l'ha detto subito, neppur tolta la cuffia. «Ho letto qualche cattiveria su di me e soprattutto sul Moro (Stefano Morini, il suo tecnico, ndr). Dicono che non so nuotare, non so fare le virate, ho tanti difetti. Sono il primo a sapere che la mia nuotata non è perfetta e devo migliorare, ma visto quello che ho vinto in questi anni qualcosa so pur fare». Greg ha solo 21 anni, ha chiuso quest'anno il liceo scientifico («Ora mi piacerebbe l'università»), sa già che la vita è tutta una sorpresa. Lui nuotava agli europei di Debrecen, i genitori in tribuna e intanto a Carpi, casa sua e dintorni, il terremoto devastava tutto. Mirandola, dove abitava la nonna, rasa al suolo. «Ma la sua casa è rimasta in piedi». A Carpi c'era casa sua. Ecco, solo da una settimana è tornata agibile. «Ce l'hanno appena consegnata. Quell'estate i miei genitori andarono a vivere a Riccione. Poi siamo stati sempre da un'altra nonna a Carpi: le case dei nonni rimangono in piedi».

Ieri in quei 14 minuti di nuotata ha pensato a tutto questo. «Quando ho intuito che potevo andare a medaglia mi sono passati per la testa i sacrifici, il terremoto, tutto quel ci è capitato. Ed allora ho tirato fuori ogni energia». Lo dice come volesse lanciare per aria un fuoco d'artificio, far volare la felicità. Parlano più gli occhi che la lingua. Ammette: «Sono senza parole. Non pensavo sarebbe arrivata». Il destino vuole che uno come lui, innamorato dell'America e di tutto ciò che è made in Usa, dal Nba al modo di vestire, dalla musica rap al modo di vivere, abbia messo dietro proprio Connor Jager, un americano. In realtà Greg avrebbe voluto giocare a basket, altro che nuotare, ma il papà che gestisce la piscina di Novellara, non gliela avrebbe perdonata.

Medaglia dedicata a tutti. Fors'anche al nuoto italiano che salva la faccia con la sua primadonna e questo ragazzo che sta nell'emisfero opposto. Sarà un caso se anche lui fa parte del trittico dei nostri medagliati un po' meno allenati? Cagnotto e Pellegrini si erano prese un quasi anno sabbatico. Lui, tra esami di maturità ed esami per entrare nella polizia, ha fatto 350 km in meno rispetto alla preparazione per Londra. «Va di moda lavorare meno, ma non è il nostro obiettivo». Così Stefano Morini, il suo tecnico, ha stroncato ogni idea innovativa. Intanto Greg si porta a casa bronzo e record italiano (14'45”37) en plein che migliora la faccia del medagliere: un bronzo, un argento, 4 record italiani, 12 finalisti. E chissà mai che, un giorno, Greg non provi davvero a fa' l'americano anche in acqua.