... E poi arrivò Provvidenza Massaro

Washington, 28 giugno 1994

I nemici dichiarati di quel mondiale a stelle e strisce furono due: l'umidità al 97% e gli orari da sauna scelti dalla Fifa per favorire le tv europee. Eppure, quel gruppo azzurro fu capace di piegarsi dinanzi alle prime difficoltà (espulsione di Pagliuca contro la Norvegia, Franco Baresi ko e operato di menisco) ma non certo di spezzarsi e di resistere fino alla finale di Pasadena cedendo di rigore solo dinanzi al Brasile. Prometteva pochissimo il girone eliminatorio: male con l'Irlanda al debutto, reazione orgogliosa contro la Norvegia (in 10 contro 11), così così col Messico nella terza e ultima sfida. Grazie a un golletto di provvidenza (così lo chiamavano a San Siro) Massaro, rimontato poi dal Messico, l'Italia di Arrigo Sacchi riuscì a qualificarsi come una delle migliori terze per passare agli ottavi con la miseria di 4 punti che moltiplicarono le critiche e le stoccate all'Arrigo e alla sua idea di calcio. Roberto Baggio non ancora su di giri, perso il suo perno difensivo, in attacco modesto il contributo di Casiraghi: fu allora che scattò la scintilla sulla panchina azzurra. Perché all'inizio del secondo tempo col Messico entrò appunto Daniele Massaro e su un delizioso lancio di Albertini firmò il gol del vantaggio. Non solo. Ma proprio quel giorno, a causa di qualche cigolio difensivo, Sacchi colse al volo il suggerimento arrivato da Fabio Capello allenatore del Milan reduce dal trionfo in Champions league sul Barcellona di Cruyff. Ad Atene, per la doppia squalifica di Baresi e Costacurta, don Fabio fece giocare centrali Maldini e Filippo Galli relegando sui fianchi Tassotti e Panucci. Ricalcando quella scelta, dagli ottavi in poi, Maldini-Costacurta divennero la coppia centrale e la Nazionale, sull'onda di Roberto Baggio, viaggiò fino alla finale.