E dopo trecento sfide confondiamo le maglie

di Elia Pagnoni

N on solo il derby a Pasqua, non solo il primo derby cinese, non solo il primo derby all'ora di pranzo, quello numero 305: sarà anche il primo derby in cui la lega ha imposto a una delle due squadre (il Milan in questo caso perché in trasferta) di giocare con la seconda maglia, bianca. Non per un capriccio commerciale, ma perché all'andata le due squadre erano vestite in modo tale (Milan in maglia con strisce rossonere solo davanti e tutta nera dietro con pantaloncini neri; Inter in maglia nero-azzurro molto scuro e pantaloncini bianchi) da confondere i telespettatori. Insomma, l'Inter sembrava il Milan (anche per i calzoncini bianchi storicamente riconducibili alla divisa del Diavolo) e il Milan poteva passare per l'Inter, il tutto grazie alla genialità degli stilisti che disegnano le maglie delle nostre squadre e dei manager del marketing che impongono ogni anno variazioni sul tema per favorire la vendita ai tifosi, costretti a un'eterna rincorsa alla maglia del momento.

Sembra incredibile, ma siamo arrivati al punto che il tifoso non riesce più nemmeno a distinguere l'Inter dal Milan: ce la facevamo quando i televisori trasmettevano ancora in bianco e nero, non ci riusciamo più adesso che sono a colori, ultra HD, con maxischermo piatto al plasma e dotato di retroilluminazione. O non ci sono più i tifosi di una volta o il calcio è diventato incomprensibile. Insomma, oltre ad aver devastato tutto il campionato vestendo ogni squadra con le maglie più assurde, ci stanno togliendo persino la magia di nerazzurri contro rossoneri: le maglie con cui hanno giocato da sempre tutti i ragazzini. Senza confondersi.