Ecco Chamizo il cubano che balla la salsa e «lotta» per l'ultimo oro degli azzurri

Va bene, non sarà come un Mondiale. Ma è l'oro che il Brasile voleva più di tutti, la medaglia che non aveva mai vinto in tutta la sua storia. E poi era la rivincita contro la Germania a due anni di distanza da quell'1-7 che brucia ancora sulla pelle di una nazione intera. Che ieri alle 17.15 locali si è fermata, tutti davanti alle tv per soffiare alle spalle della Selecao insieme agli ottantamila del Maracanà, lo stadio maledetto. Fino a ieri sera. Lo stesso stadio (sia pure ristrutturato) che nel 1950 diede il nome alla la drammatica sconfitta con l'Uruguay.

Che stavolta sarebbe andata diversamente si è capito quasi subito, e precisamente quando la Germania ha timbrato la prima delle sue tre traverse, tutte concentrate dal 10' al 35'. In mezzo, al minuto 27, un gioiello di Neymar che su punizione ha tolto la famosa ragnatela dal sette. Neymar, proprio lui. L'unica vera stella di una generazione relativamente povera di talenti, l'uomo che nel 2014 doveva guidare i verdeoro al titolo e che invece fu spazzato via da un'entrata killer di Zuniga nel quarto di finale con la Colombia. Quello che nelle prime due partite di queste Olimpiadi (altrettanti 0-0 con Sudafrica e Iraq) fu sonoramente fischiato e contestato al grido di Marta, Marta, l'altro capitano e numero 10: quello della nazionale femminile che era partita maramaldeggiando e poi ha chiuso in lacrime con una medaglia di legno.

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L'oro olimpico, il Maracanà, la Germania: le tre maledizioni si abbattono di nuovo, simultaneamente, sul povero Brasile. A poco più di due anni da quell'1-7 che brucia ancora sulla pelle di una nazione intera, battere i tedeschi nella finale del calcio e nello stadio che nel 1950 diede il nome alla la drammatica sconfitta con l'Uruguay era l'obiettivo numero uno del paese organizzatore di questi Giochi. Una vendetta minore, d'accordo, ma sarebbe stata comunque apoteosi.

Alle 17.15 locali una nazione intera si è fermata: tutti davanti alle tv per soffiare alle spalle della Selecao insieme agli ottantamila sugli spalti, sperando che stavolta il dio del futbol avesse il cuore verdeoro. E così sembrava, se è vero che nel primo tempo, dal 10' al 35', la Germania ha timbrato per ben tre volte la traversa con altrettante incornate. In mezzo, incastonata come una gemma, una punizione di Neymar che toglieva la famosa ragnatela dal sette stappando la partita e la gioia dei brasiliani.

Un copione perfetto. La stella, il campione che nel 2014 doveva guidare i verdeoro al titolo e che invece fu spazzato via da un'entrata killer di Zuniga nel quarto di finale con la Colombia, si riprende un pezzo di immortalità e spegne i fischi di una torcida che dopo l'inizio balbettante (doppio 0-0 con Sudafrica e Iraq) l'aveva contestato al grido di Marta, Marta. Macché.

Dopo un intervallo passato a cullare il sogno, alla prima occasione della ripresa la Germania pareggia il conto con Meyer, che su cross di Toljan infila Weverton con un piattone chirurgico.

FMal