Ecco tutte le stelle da stare a guardare. Oppure da tifare...

Il nostro album di figurine europee da Buffon a Ibra. Aspettando i gol di Müller e Lewandowski e il colore della cresta di Pogba

Album personale delle migliori figurine dell'Europeo. Chi sarà il più bravo del reame? Gioco per nulla infantile, ventiquattro nazioni e un bel gruppo di belle gioie del football continentale, molte facce conosciute, le televisioni e le coppe permettono oggi di avere l'identikit di tutti, o quasi. Difficile che dal cilindro esca il coniglio, la magia può durare una partita, non tutto un torneo. Si parte del pallone d'oro.

Cristiano Ronaldo È lui il Portogallo, è lui il numero uno dell'Europeo, è lui che insegue con la nazionale quello che ha conquistato con il club. Scontata la qualificazione al turno successivo, contro Ungheria, Austria e Islanda sarebbe una figura da baccalao, meglio evitare.

Eden Hazard Ha un nome al battesimo che preannuncia il paradiso, così è quando lo vedi calciare e muoversi tra le nuvole del campo. È migliorato sensibilmente nelle ultime due stagioni, l'ultima, in verità, è sembrata opaca per un conflitto con lo special one poi allontanato dal Chelsea. Hazard è artista di tocco, rapido di fosforo e di giocata, doti in via di estinzione nel football muscolare.

Wayne Rooney Il marine inglese ha gli anni per confermare una storia che non lo ha mai visto veramente celebrato come campione assoluto. La sua Inghilterra è giovane e fresca, gli ronzano attorno Vardy e Keane, nuove leve del gol, protagonisti in Premier, dunque per Rrrrroney è l'ora della verità

Zlatan Ibrahimovic Altre novità? Ha lasciato il segno, la Z di Zorro e di Zlatan, in Francia, prima di chiudere la valigia vuole salutare il popolo alzando la prima coppa della sua carriera tutta nazionale. La Svezia è lui, soltanto lui. Può trascinare il resto della comitiva e segnare il torneo. Non ha bisogno di conferme, è al massimo della maturità. Gli manca il colpo per essere definitivamente il campione.

Luca Modric Nella nazionale tutta «IC» lui è l'artista che gestisce altri gitani del football, distribuisce, organizza, crea, aiuta, sollecita, è play maker completo, veloce di intelletto e di gamba, non dotato di fisico palestrato ma i suoi muscoli sono negli occhi che tutto vedono un secondo prima dell'avversario. La Croazia può fare il colpo.

Paul Pogba Non so con qualche taglio di capello si presenterà al suo popolo, so che ha una voglia pazza di essere il più bello di tutti, il più bravo e il vincente. L'ultimo francese ad alzare la coppa Europa al cielo giocava nella Juventus e non sarà presente a Parigi. Paul Pogba ci prova, può farcela, se decide di abbassare la cresta e di non fare il cocoricò.

Thomas Müller Ha la faccia da sturmtruppen, vorresti prenderlo a schiaffi per come sa farti marameo con il pallone, come ti tuba il tempo e va a gonfiare la rete con il colpo dello scippatore. Con un cognome così non è facile vivere in Bundesliga ma Thomas Muller rende onore al grande Gerd, la grande Germania è presente, secondo registro di classe, Muller è a volte sgraziato ma di una efficacia devastante, fa quello che deve fare un attaccante: gol.

Robert Lewandowski vedi alla voce Thomas Muller. Gol, gol e poi, eventualmente, gol. Infatti i due si troveranno di fronte il sedici di giugno, la sfida tra le due nazionali si riassume nel duello di gente dal piede e dalla testa feroci. Lewandowsky non è Boniek ma è il capitano di una Polonia probabile sorpresa. Nel calcio conta la polpa, la sostanza e il centravanti del Bayern ha tutto questo.

Gareth Bale Mister unandred, cento milioni di euro, è il principe del Galles, il torero di Madrid e l'uomo che si porta appresso tutta la nazionale che fu di John Charles, di Ian Rush e di Mark Hughes per citare i più grandi della terra del narciso e del porro.

Alvaro Morata Si ritrova a metà strada tra Torino e Madrid, c'è di peggio nella carriera di un calciatore. La Spagna ha un torero imprevisto, lasciato andare troppo in fretta de recuperato, pentita dell'abbandono. Morata è cresciuto, nella scuola juventina ha imparato non la tecnica o la tattica ma l'equilibrio professionale, dunque la maturità. Le furie rosse hanno forse trovato, finalmente, il grande attaccante.

Gianluigi Buffon È al suo ultimo europeo, le sue mani proteggono l'Italia dagli attacchi di chiunque, da dovunque. È maturo, forte, attento, capo, consapevole di guidare una scolaresca che non ha più gente capricciosa ma ragazzi vogliosi di dimostrare che si gioca, infine, undici contro undici. Vediamo chi sarà il più forte. Buffon è la bandiera, vera, simbolo forse di un calcio e di una generazione che stanno tramontando.

Si parte per la Francia, a riveder le stelle.