Eder fenomeno per Conte. Inter, maledizione continua

Mihajlovic non fa sconti a Mancini: la Samp vede la zona Champions. Sconfitta immeritata dei milanesi: traversa di Icardi e due rigori reclamati

L'Inter non vince dal 26 febbraio, 1-0 al Celtic, poi se l'è vista con Fiorentina, Napoli, Cesena, due volte il Wolfsburg, ieri sera la Sampdoria. In alcune partite ci siamo schierati senza scrupoli con chi la dileggiava, in altre con chi, nonostante le attenuanti, la bocciava, ma ieri a punirla è stata solo una serie di circostanze beffarde. Un incrocio di Icardi steso due volte in piena area. La Sampdoria non ruba nulla ma ha calciato in porta solo la punizione di Eder, l'Inter si sente sfilare i tre punti, si guarda in giro e vede solo ombre. Ora si allontana anche una improvvisata visione europea che imponeva undici partite da sbranare. Senza enfasi ieri sera a Marassi è stata la fine delle illusioni, le uniche rimaste a sostenere questo finale di campionato e Mancini ha perso anche la sua personalissima imbattibilità con la Samp.

C'erano stati segnali. Ancora febbre per Santon durante l'ultima rifinitura a poche ore dal fischio d'inizio, l'attacco influenzale nella notte ma Mancini ha tentato il suo recupero fino all'ultimo, lo ha portato a Genova e poi si è arreso. Mentre la squadra saliva sul pullman per Marassi, Santon rientrava a Milano.

Emergenza in una difesa già sotto accusa pesante. Miracolato dal febbricitante Santon, il mancino Juan Jesus trova spazio a sinistra, probabilmente sarebbe andato in panchina sostituito da Vidic che comunque si affianca a Ranocchia. Non c'è Palacio, in gol da quattro incontri consecuti, Mancini gli dà respiro e mette Podolski largo a sinistra, mossa azzardata e deprimente perchè il campione del mondo trascorre un'intera partita a guardare, entra nel tabellino solo per un appoggio di pochi metri peraltro a ritroso.

La Samp in casa è imbattuta, calcia due angoli nei primi due minuti di gioco, Muriel ingaggia subito un duello rusticano con Juan Jesus, più tardi Mihajlovic lo sposterà sulla sinistra, Eder calcia da ogni posizione, Eto'o libera un assist in area per Muriel trovando un varco invisibile, l'Inter risponde subito con un numero di Icardi che serve Shaqiri in leggero ritardo. Qui si gioca. Partita elettrica, la foga impedisce e ha il sopravvento sulla qualità, zero parate importanti ma palloni che hanno sibilato pericolosi dalle parti di Handanovic e Viviano. Era partita forte la Samp, ha preso il comando delle operazioni l'Inter, Erick Thohir voleva una reazione, può esserne soddisfatto, questa versione è di spessore. Quando a inizio ripresa Icardi tutto spostato a sinistra si lascia sfilare il pallone sul destro e inventa un giro che va a colpire l'incrocio dei pali alla sinistra di Viviano, l'illusione della metamorfosi è completa. Pochi istanti dopo una pallonata di Guarin dalla distanza costringe Viviano ad uno dei suoi migliori migliori in stagione.

É questa l'Inter?

La Samp sta giocando e conferma la splendida posizione in classifica ma il suo baricentro arretra in continuazione, Brozovic, Medel e Guarin, ognuno a modo suo, dettano i tempi in mezzo, cominciano a mancare i rifornimenti per Eto'o e Muriel, l'Inter conquista quasi tutte le palle della terra di mezzo. Ci si attende una mossa di Mihajlovic, ci si chiede quando Mancini si accorgerà che sta giocando in dieci.

Al 12' della ripresa Guarin trascina a modo suo la palla fino al limite della riga di fondo, la mette, Icardi si alza, stacca e svernicia la traversa, poi si volta verso Mancini: prima o poi una entra? Al quarto d'ora della ripresa c'è in campo una sola squadra ma il risultato è fermo, sono i segnali di stagioni in cui per vincere devi stravincere, e un gol di vantaggio non basta mai, un errore e sei fregato. Podolski resta in campo, Mancini è preoccupato dalle condizioni di Shaqiri, Palacio non entra e all'improvviso arriva la magia su punizione di Eder. È un destro dai trenta metri potente e nervoso, colpisce il palo e s'insacca con Handanovic in volo. Il calcio è roba semplice, puoi fare tante cose ma porti a casa la partita solo se gonfi la rete almeno una volta più degli altri. Un paio di minuti e Eder sempre su punizione alza di poco sopra la traversa. A venti dalla fine Podolski ha la palla sul sinistro ma la sua notte è solo una brutta storia. A un quarto dalla fine entra Palacio ma è Brozovic che gli lascia il posto. L'ha deciso il Mancio che l'anno prossimo allestirà una squadra che lotterà per lo scudo, e i tifosi dell'Inter si ritrovano ricchi solo di fede.

Commenti

gionaelabalena

Lun, 23/03/2015 - 12:42

E' la maledizione di Osvaldo, inopinatamente ed ingiustamente allontanato da Mancini, che, come quella di Guttmann, non perdona.