Elkann e Tevez sono già oltre Conte

Il n.1 della Fiat: "Juve più forte dei singoli". L'attaccante: "Più dura rivincere che fare a meno di lui"

Meglio che i tifosi incrocino le dita. Sperando che le parole di Tevez non sortiscano lo stesso effetto di quelle pronunciate da Llorente il primo giorno di ritiro. «Non è un problema cominciare la stagione con un allenatore in scadenza - aveva detto il Re Leone -. Magari rinnoverà durante l'anno». Come è poi andata a finire, lo sanno anche i sassi e non è stato un epilogo per così dire simpatico. Ieri è toccato all'Apache dire la sua su argomenti vari, compresa la possibile (probabile?) partenza di Vidal: «Lui è un fenomeno. Spero rimanga con noi, campioni come lui non si vendono». A Marotta saranno fischiate le orecchie e magari pure a Conte, che sulla permanenza del Guerriero non intendeva transigere: siccome però le strade del mercato sono infinite e comunque più agevoli per chi ha tanti soldi da spendere, tutto può accadere e pure questo non è un segreto.

La Juve continua insomma nella sua estate simil paradossale, con Allegri che lavora a fari spenti e ancora senza nazionali, lasciati a riposo una settimana in più di quanto previsto. Domani a Vinovo ci sarà la prima sgambata, ma ovviamente servirà a poco: i pensieri sono tutti per il mercato e, tanto per cambiare, per il tecnico che fu. «È stata una sorpresa ma, come ha detto lo stesso Conte, è difficile andare avanti quando mancano le motivazioni - ha spiegato ieri John Elkann -. La Juve è più forte dei singoli. Al di là di Conte, abbiamo davanti a noi un grande futuro». Si volta pagina, con una certa fretta: «Allegri ha una grande responsabilità, come qualunque allenatore della Juve. Vidal? Il calciomercato è aperto: c'è chi se ne sta occupando molto bene». Tradotto: il cileno partirà (intanto è arrivato Pereyra, dall'Udinese) a patto che venga pagato oltre 40 milioni e a quel punto ci sarebbe da (ri)valutare anche l'umore di Tevez, ieri addirittura scherzoso quando ha affermato di dovere smaltire «otto chili ereditati dalle vacanze». Lo scorso anno qualcuno ne mise in dubbio la professionalità e il giro vita: le risposte arrivarono puntuali e altrettanto magari succederà quest'anno. A parole, l'Apache è comunque pronto: «Crescendo ancora un po' a livello internazionale, potremmo anche vincere la Champions. Lo scudetto? Sono contento che Roma e Napoli pensino di essere favorite: lo vedremo sul campo, ma mi pare che i campioni in carica siamo noi. Ci vuole rispetto».

Carico, insomma. Con qualche rimpianto Mondiale («eravamo a un passo dalla Coppa e avremmo potuto vincere: abbiamo giocato meglio della Germania, ma il nostro problema è stato non riuscire a segnare») e l'idea di rifarsi con la Juve. Sposando la “linea Buffon” ovvero del «vogliamo dimostrare di essere una squadra vincente. Conte ha influito molto sulle nostre vittorie, ma gli scudetti non sono solo merito suo. È molto più difficile vincere il quarto scudetto di fila che dover fare a meno di lui». Senza polemica, ma con fierezza e idee chiare: «La sua scelta non mi ha deluso, su twitter l'ho definito un campione sia come persona che come allenatore. Credo però che abbia maturato la sua decisione tempo fa. Allegri? Non lo conoscevo, ma sta andando tutto bene». Zero a zero e palla comunque al centro: «Non ho mai pensato di andarmene. Ho firmato per tre anni e voglio portare a termine il mio contratto». Ce n'è anche per chi sostiene che lui si sia messo di traverso rispetto al possibile arrivo di Mancini: «Non ne ho mai parlato con Marotta, la dirigenza non deve chiedere a un giocatore il gradimento su un eventuale allenatore. Chi parla così, vuole il male della Juve».