Empoli mille colori. E Giampaolo cancella la sua serie nera

Di Natale, Saponara, ma anche Spalletti e Sarri: i toscani da vent'anni fucina di talenti. Con una classifica da grande

Empoli - A Empoli sopportano tutto nel calcio, ma se parlate di miracolo allora si arrabbiano davvero. Lasciate perdere il trascendente, appartiene ad un'altra sfera, qui si fa pallone, sul serio. Una bottega artigiana vecchio stampo, con la testa verso il futuro. Toscana unica in questo settore, soprattutto in provincia, pronta però a raccogliere ciò che di buono offre l'innovazione. Non c'è niente di miracoloso nella squadra di Giampaolo che vola, ottava con 27 punti, sulle ali di 8 vittorie, 6 sconfitte e 3 pareggi. Media di 1,3 gol a gara: un totale di 23 reti fatte e 22 subite. Numeri figli di lavoro, applicazione, senso del sacrificio, cioè organizzazione tattica e sudore. A Empoli è sempre stato così. Gestione sana che parte da lontano, dal 1991 quando un appena 30enne Fabrizio Corsi prese il comando del club. La storia dell'Empoli, fino allora basata su tanta serie C, cominciò a cambiare profilo: arrivarono i tempi della serie A e dei ritorni in B, per altro subito accompagnati da nuove promozioni. Massimo obiettivo raggiunto, la partecipazione all'edizione 2006-07 della coppa Uefa (dopo le sentenze di Calciopoli che avevano riscritto la classifica dell'anno precedente): l'Empoli uscì al primo turno con lo Zurigo. Un settore giovanile che in 25 anni ha sfornato talenti come Montella, Di Natale, Saponara, Rugani, Tonelli e valorizzato campioni ragazzi come Giovinco, Abate, Marchisio e Maccarone. La gestione Corsi ha prodotto 120-130 milioni di cessioni, il termine plusvalenza forse lo hanno inventato a questa latitudine Eppure, lui, il demiurgo dell'Empoli, vola basso per natura, guai a fargli i complimenti: «Macché bravura - sorride il presidente Corsi - nel calcio serve anche tanta fortuna Ora, ad esempio, dobbiamo essere pronti a fronteggiare con equilibrio il momento negativo che presto o tardi busserà alla nostra porta. Il nostro scudetto? E' la salvezza ed io, quando arrivano troppi complimenti, mi preoccupo». Anche di allenatori bravi ne sono passati: Empoli è stato il laboratorio di Guidolin, Spalletti, Silvio Baldini e nell'era recente Sarri e Giampaolo. Siamo ai tempi attuali: l'allenatore del Napoli è stata un'altra felice intuizione del presidente. Non veniva da un gran periodo, ma Sarri aveva tanto da dare e l'Empoli è riuscito a tirarglielo fuori, regalandogli poi la prospettiva di una grande piazza. A luglio la sostituzione con Giampaolo e altri brusii perché il nuovo tecnico arrivava da una serie di fallimenti: Siena (esonerato nella seconda stagione), Catania, Cesena e Brescia con un'ultima parentesi in Lega Pro alla Cremonese. Nel club azzurro, però, sono bravi a non ascoltare, andando avanti per la strada intrapresa, difendendo le scelte con forza. Risultato? Giampaolo sta facendo meglio di Sarri che girò all'andata con 19 punti, mentre l'Empoli adesso dopo 17 gare è già a quota 27, non male. Alla riapertura del campionato al Castellani arriverà l'Inter, sarà un bello scontro, una sfida che dirà molto su entrambe le squadre. Ma ad Empoli si pensa già al mercato di giugno perché a gennaio il diesse Carli e il presidente Corsi non faranno partire nessun gioiello. In estate il cassiere si fregherà le mani: Saponara, Tonelli e Mario Rui potrebbero portare 45 milioni. Dopo che nell'estate scorsa il saldo registrò un attivo di 7 milioni, tra entrate ed uscite, in virtù degli 11 arrivati da Napoli per Valdifiori e Hysaj.Parliamo di una città con 48mila abitanti in provincia di Firenze. Solo 15 minuti di auto in superstrada dividono il capoluogo dall'oasi del bel calcio fatto in casa. L'Empoli fattura 32 milioni all'anno con un monte ingaggi di 16. Il calciatore più ricco è Saponara con uno stipendio da 850mila euro, mentre la media del resto della squadra balla tra i 250 e i 300mila. Il centro sportivo del vivaio, Monte Boro, è splendido e in più, entro il 2018 dovrebbe arrivare il nuovo stadio: sarà rifatto il Castellani, impianto da quasi 20mila posti, con 6.500 metri quadri di aree commerciali. Tutto funziona, insomma, tranne il rapporto con la Fiorentina, storicamente complicato anche se, con il prestito di Vecino di un anno fa, le cose sono un po' migliorate. E' la Toscana dei campanili, ma è anche una Toscana che vince.