Ereditò la valanga azzurra, vinse la sfida con Nebiolo per il Coni

Commemorare un uomo con cui hai litigato spesso è davvero difficile, ma fra il tempo e l'eternità che si è meritato Arrigo Gattai abbiamo perso la memoria delle cose che dividevano, tenendo a mente solo i giorni dei viaggi in comune.
La sua passione per l'Inter di Angelo Moratti, del mago Herrera, ci ha fatto discutere spesso, ma gli riconoscevamo un fuoco che faceva dimenticare tutte le altre divisioni. Conoscerlo attraverso il suo amico Franco Carraro, la faccia milanista dell'altra Milano, il loro viaggio comune passando dal Tennis Club Milano e le piste di Cortina, l'alleanza che nel 1987 fece cadere la candidatura di Primo Nebiolo, l'uomo che aveva rivoluzionato l'atletica italiana, alla presidenza del Coni, promuovendo al governo del particolarissimo ministero dello sport italiano questo avvocato milanese.
Il suo viaggio dirigenziale vero comincia nello sci, anche se era stato il calcio, nel 1967, a misurarlo come commissario nell'ufficio inchieste dove resterà tre anni. Gli bastano per capire il meccanismo e quando marcia per cambiare il mondo dello sci lo fa prima come legale per la commissione regolamenti e reclami e poi, nel 1970, diventa commissario tecnico per lo sci alpino nel Comitato Alpi Centrali, la gavetta giusta nei giorni dell'oro, della valanga azzurra nascente che lui, purtroppo, non riuscì ad ereditare da Omero Vaghi nel 1976 quando divenne il numero uno della federsci. Il talento di Stenmark, le battaglie interne, nascondono i risultati delle Olimpiadi di Innsbruck, Gros davanti a Thoeni nello slalom, i primi risultati dei fondisti sugli sci sottili, per Omero Vaghi è il momento di passare la mano e l'uomo che viene scelto è proprio il civilista milanese che intanto aveva fatto tutto il viaggio dirigenziale, rivedenndo anche il suo pensiero politico iniziato con Almirante, i suoi avversari dicevano che i modi bruschi li aveva imparati dal leader missino mentre lui, decollato nella Milano craxiana, sosteneva che la vera scuola era stato Angelo Moratti.
Nello sci, dove fu orgoglioso presidente anche del figlio Bruno, azzurro nella discesa e poi eccellente telecronista, diventa davvero un dirigente rivoluzionario perché fa diventare la federazione un'azienda. Giorni difficili, la separazione dallo storico commissario tecnico Mario Cotelli per passare il timone all'altoatesino Messner, la luce di un oro per Lara Magoni, la tragedia di Leonardo David il talento che poteva rilanciare una squadra in crisi, il ragazzo di Gressoney che dopo un infortunio ai campionati italiani di Cortina viene portato nella trasferta preolimpica a Lake Placid e nella libera cadrà a cento chilometri all'ora entrando in un coma irreversibile durato sei anni. Un tormento, una storia tremenda che coinvolse anche legalemnte il Gattai presidente e la famiglia David.
Questa tempesta non ferma l'ascesa dell' uomo che aveva diretto la difficile Fisi dove altoatesini, lombardi e piemontesi erano sempre in guerra, e nel 1978 diventa vicepresidente del Coni. Nove anni dopo vince la corsa alla presidenza del nostro sport.
Battaglie, tormenti, vittorie, anche se i Giochi di Seul 1988 e Barcellona 1992 non sono stati il massimo, ma nei Giochi invernali ci sono altri sussulti, la neve è il suo elemento, meno quando fa cadere il palasport di San Siro che era prorpietà Coni, un palazzo mai più ricostruito e la cosa lo coinvolse direttamente. Nel 1993 dovette lasciare la presidenza Coni a Mario Pescante, il distacco dallo sport avvenne in maniera dolorosa, inchieste, magistratura, vecchie lacerazioni. Ha segnato un'epoca della politica sportiva italiana, nel bene e nel male, e per questo andrà ricordato.