Errani super, Seppi quasi Italiani signori di Parigi

Dal Roland Garros arriva una ventata di aria pura che allontana il fetore del calcioscommesse e riconcilia con lo sport vero, bello, pulito. Nello stadio intitolato a Philippe Chatrier, dove Francesca Schiavone è stata protagonista delle ultime due finali, Sara Errani ha firmato una fantastica impresa entrando con pieno merito nei quarti degli Internazionali di Francia: fra le migliori otto giocatrici del mondo sulla terra rossa c’è lei, la 25enne azzurra, nata Bologna, ma cresciuta a Massa Lombarda in provincia di Ravenna. In 1h e 33’ ha battuto per 6-0 7-5 la russa Kuznetsova, che da queste parti non ha mai fatto la comparsa (vincitrice nel 2009, finalista nel 2006, semifinalista nel 2008) e che in precedenza aveva dominato la numero 3 Radwanska. Nell’incontro successivo sullo stesso campo è mancato poco che il 28enne Andreas Seppi consegnasse alla storia del tennis italiano questa domenica di giugno sfiorando la vittoria con Djokovic, testa di serie numero 2, in un duello concluso solo al quinto set (4-6 6-7 6-3 7-5 6-3) e protrattosi per 4h e 28’. Di lui restano le immagini di un’impresa mancata di pochissimo. «Andreas ha giocato benissimo, sembrava Djokovic negli scambi», ha detto Nole. Il complimento più bello.
Come sono diverse le vite di questi nostri ragazzi: errabonda per scelta, Sarita ha passato gli ultimi 14 anni fra la Florida e la Spagna; fedele alle sue origini, l’altoatesino Andreas non ha mai abbandonato il coach Sartori e vive con la compagna a Caldaro nei pressi di Bolzano. A testimonianza che si può arrivare al successo attraverso strade diverse, ma passando sempre attraverso il crocevia del duro lavoro.
Sara è più avanti, almeno nel conto dei tornei vinti. Se battesse la mancina tedesca Kerber nei quarti, diventerebbe la migliore italiana: al momento è comunque diciottesima, alle spalle di Flavia Pennetta che si trova al quindicesimo posto grazie al doppio passaggio di turno, ma davanti a Francesca Schiavone che ha perso i punti dell’ultima finale. Sotto la guida di Pablo Lozano e David Andreas ha migliorato tutti i colpi, con particolare riguardo allo sventaglio di dritto e al rovescio lungolinea, ed incrementato la capacità di sostenere duri scambi. Il giorno che aumentasse la potenza del servizio, non patirebbe tanto la risposta delle avversarie. Ma ci arriverà, tignosa com’è. Intanto, prima italiana di tutti i tempi, ha conquistato i quarti agli Australian Open e agli Internazionali di Francia. E’ come se avesse vinto un suo personalissimo torneo dopo i successi di Acapulco, Barcellona e Budapest che danno sostanza a questa annata speciale. Per non parlare dei cinque successi colti in doppio con Roberta Vinci.
Il suo tennis è stato fantastico, giusto per usare un aggettivo caro a Lea Pericoli. E la tenuta mentale non è apparsa da meno. Altrimenti la nostra giocatrice non avrebbe conquistato 8 game consecutivi in 41’ spostando di continuo la Kuznetsova con colpi profondi e angolati. E poi, sul 3-5 del secondo set, non avrebbe trovato la forza e la lucidità per effettuare il sorpasso e vincere al primo match-point con un dritto da cineteca. Emblematico lo svolgimento dell’ultimo game portato a casa con quattro punti consecutivi sul servizio della russa che s’era trovata in vantaggio per 40-15. Statistiche alla mano, la Errani ha costretto l’avversaria a compiere la bellezza di 21 errori in più (38 a 17) di lei.
Domani se la vedrà con la mancina tedesca Kerber, numero 10 del ranking, di pochi mesi più giovane, che ha battuto per 6-3 7-5 la bella croata Martic dopo aver faticato molto di più venerdì scorso con la nostra Pennetta. Nell’unico precedente, quest'anno sul cemento di Hobart, la bella teutonica s’è imposta nettamente per 6-1 6-2. Da quel giorno però Sarita, come viene chiamata per la naturalezza con cui si esprime in spagnolo, non è più un ninnolo in balia delle avversarie. In conferenza stampa ha raccontato che dietro la sua maturazione c’è anche l’uso di una nuova racchetta: «La Babolat più lunga mi aiuta: o allungavo il braccio o la racchetta». Ma c’è dell’altro: «Ci voleva fiducia per battere la Kuznetsova che mi aveva sempre superato nei cinque precedenti. E io ho giocato sempre con l’intenzione di comandare il gioco. Ora c’è la Kerber che mi dà fastidio come tutte le mancine. Non ho avuto modo di seguire il suo match con la Pennetta, vorrà dire che recupererò le immagini su YouTube». La semifinale è alla sua portata, attenzione però a questa ragazza che di Angelique ha solo il nome e che, negli ultimi Usa Open, sbarrò proprio a Flavia la strada delle semifinali.