«Un esame lungo tre mesi» Per l'Inter e per Mazzarri

Un esame in dodici sessioni per giocarsi l'Inter. È il messaggio che Walter Mazzarri recapita alla sua squadra: «Le gare che mancano ci serviranno anche per fare delle scelte sui giocatori per il prossimo anno». Comunque tre mesi importanti anche per l'allenatore per presentarsi al meglio a quel tavolo con Thohir dove, come ha detto il presidente, si verificherà se «la sua visione coincide con quella della società». Intanto Mazzarri si porta avanti e si allinea: «Abbiamo già fatto delle riunioni. Le linee guida le fa la società. In base a quello si penserà agli obiettivi». E sottolinea che il rapporto con Thohir «è un confronto continuo, se mi chiede gli do spiegazioni». Dalla lontana Indonesia o da vicino come ieri al Meazza: stretta di mano e poi il presidente ha seguito con Ausilio e Fassone tutta la rifinitura a San Siro.
Perché oggi c'è il Torino, primo banco di prova. Il tecnico nerazzurro invia consigli ai naviganti. A partire da Kovacic e il calcio difensivo: «Ci ho parlato, crede in quello che dico. Intendeva dire che deve migliorare nella fase difensiva». Mazzarri, invece, si «coccola» Guarin (in arrivo l'agente per il rinnovo) a suon di sveglie: «Gioca perché ha battuto la concorrenza. Poi ogni tanto urlo dalla panchina perché non si assenti…». E poi a tutta la truppa ripete il suo mantra: «Se uno sfrutta l'occasione, gioca anche la partita successiva». Insomma prenditi il posto e poi sono gli altri a stare a guardare. Vale per D'Ambrosio così come per Campagnaro e Ranocchia che oggi torna titolare dopo due mesi, dall'erroraccio il giorno della Befana contro Klose. Per il centrale l'occasione gliela regala l'emergenza della difesa con Samuel e Juan Jesus ai box. La squalifica del brasiliano fa discutere, ma Mazzarri si chiama fuori: «Ho parlato con il giocatore. Serve sempre lucidità in campo».
Anche l'Inter oggi dovrà avere le antenne dritte contro un Torino che sta disputando un ottimo campionato «ha messo in grande difficoltà la Juve e ha Cerci e Immobile in forma. Dobbiamo spegnere le loro fonti di gioco». Mazzarri vuol dire solo una cosa: «Ho cercato di infondere nelle teste dei ragazzi l'idea che dobbiamo essere noi a fare la partita, poi penseremo alle loro ripartenze». È anche la ricetta per sfatare i cattivi pensieri su San Siro: «In casa facciamo fatica? Abbiamo fatto più punti che fuori, io giocherei sempre in casa». Anche se nelle ultime uscite le cose migliori l'Inter le ha fatte fuoricasa: la vittoria di Firenze e il pareggio di Roma. Mazzarri riparte dal primo tempo coi giallorossi e sottolinea: «La verità è che è dura per tutti contro squadre che si difendono in undici davanti all'area. A volte serve la giocata, l'episodio». Anche per quello è arrivato Hernanes che con la sua qualità può cambiare la partita. A giugno arriverà anche Vidic e Mazzarri lo aspetta: «Per lui parla la sua carriera, ma è il futuro». Prima ci sono dodici partite che diranno molto sul futuro dell'Inter. Da iniziare con una vittoria per i 106 anni del club e per Thohir che finora ha visto un solo successo dal vivo. L'idea di Mazzarri: «Vincere con la prestazione».