Gli «esodati» si rigenerano sull’autostrada del Mi-To

L’avete presente il comico-attore Massimo Lopez, quello che con una telefonata si allungava la vita? Ora anche Lucio, il 34enne centrale difensivo brasiliano, decisivo nel triplete dell’Inter e campione del mondo 2002 se l’è allungata perché, scaricato dai nerazzurri, per altri due anni vestirà il bianconero. Un mercenario? Lui come tanti altri, forse tutti, con le eccezioni che si contano sulle dita di una mano, ma passare a una certa età alla Juventus sembra essere un gerovital che rigenera e ringiovanisce. Giocatori considerati sul viale del tramonto hanno lasciato negli anni passati Milano per andare sotto la Mole: il caso di Pirlo, ultimo della serie, è lampante. Letteralmente scaricato un anno fa dal Milan per l’ingaggio troppo elevato e i 32 anni suonati (ma vi sembrano tanti?), è stato l’artefice della trionfale stagione bianconera, ha guidato novello von Karajan l’orchestra azzurra di Cesare Prandelli e lo stesso ct ha dichiarato che intorno a lui e a Buffon costruirà la nazionale per i mondiali 2014 in Brasile. Ma se Pirlo è il più recente, altri pezzi da novanta, considerati finiti e sfiatati, l’hanno preceduto sull’autostrada Mi-To.
Roberto Boninsegna, tanto per cominciare, che dopo scudetto e titolo di capocannoniere con l’Inter, a 33 anni è troppo vecchio, elemento da fine carriera e viene scambiato con Pietro Anastasi. E la vendetta di Bonimba è terribile: tre stagioni da protagonista, due scudetti, una coppa Italia e l’Uefa 1977, il primo trofeo internazionale dei torinesi. Non male per un «vecchietto». Grande anno per la Juve il 1976: arrivò, dal Milan però, anche il 31enne Romeo Benetti per una staffetta con Fabio Capello trasferito in rossonero. Quello di Benetti fu in realtà un ritorno sotto la Mole, dove era già stato nel 1968, ma in questa sua seconda avventura non si tira indietro e, con l’altro rottamato Bonimba, conquista scudetti e coppa Uefa.
Ma dal mastino Benetti passiamo al pitbull con gli occhiali Edgar Davids che, appena 24enne, nel dicembre 1997 il Milan letteralmente molla ai bianconeri non riuscendo più a controllarlo. Male ne colse ai rossoneri perché Davids, oltre a conquistare 3 scudetti, si trasforma, diventa un trascinatore, un guerriero indomabile, un giocatore insostituibile, lontano anni luce da quello rissoso e litigioso di Milanello. Ma il rendez vous della finale Champions 2003 non gli sorride, si infortuna e il Milan ai rigori conquista la coppa dalle grandi orecchie.
I colpacci bianconeri però non si arrestano qui perché nel 2004 un certo Luciano Moggi, si proprio lui, l’origine di tutti i mali bianconeri, scippò all’Inter il 31enne Fabio Cannavaro, che l’aveva acquistato per 23 milioni dal Parma, grazie a una (sottile?) opera di convincimento operata in taxi andando verso Viareggio. Ma il colpo gobbo di Moggi è da autentico maestro: il difensore deludente e spesso infortunato nelle due stagioni a Milano, viene scambiato col portiere «Carneade» Fabian Carini. Roba da ridere. Cannavaro vince due scudetti (revocati), il mondiale 2006 e il Pallone d’oro, ringraziando l’Inter di averlo scaricato. E ora Lucio, ma… avanti il prossimo.