Heysel, Bruce Grobbelaar: "Furono estremisti di destra di Londra a provocare"

La versione ufficiale parla di una carica degli hooligans dei Reds, ma il portiere del Liverpool rivela un retroscena

La strage dell'Heysel che costò nel 1985 la vita a 39 tifosi della Juventus poco prima della finale di Coppa Campioni col Liverpool ha ancora molti punti oscuri. La versione ufficiale parla di una carica degli hooligans dei Reds che costrinse alla fuga, in massa, i tifosi juventini. La calca e le spinte per il timore di essere travolti dai tifosi del Liverpool lasciarono sotto quella marea umana 39 corpi senza vita. La partita venne giocata ugualmente e la Juventus portò a casa la sua prima Coppa dei Campioni con un rigore di Michel Platini.

Adesso dopo 30 anni parla il portiere del Liverpool Bruce Grobbelaar e rivela: "Ho cercato la verità. Non furono autentici tifosi del Liverpool a causare la tragedia. Molti avevano trascorso la mattinata con quelli della Juve, giocando a calcio per le strade, andando a bere una birra insieme. Non posso credere che l’atmosfera sia cambiata allo stadio. Io credo a un’altra cosa”. E ancora: "Liverpool era odiata, c’era invidia per i suoi successi nel calcio. Mia suocera era venuta alla partita, si era imabarcata con un traghetto. Anche mia madre era lì. Per la prima volta si muoveva dal Sudafrica per la finale: la chiami, confermerà tutto. Mia suocera mi raccontò che all’imbarco c’erano dei tipi che distribuivano volantini su cui c’era scritto che sarebbe stata l’ultima partita in Europa del Liverpool. Avevano le braccia tatuate con gli stemmi di alcune squadre di Londra. Erano del National Front, l’estrema destra. Ho provato a indagare. Sono stato diverse volte a Londra, nei locali del National Front cercando di agganciare qualcuno che sapesse qualcosa. Ho provato a prendere informazioni, avevo un amico poliziotto. Ma non sono riuscito ad arrivare alle prove. Né io né altri". Ma a parlare non è solo Grobbelaar.

Anche Stefano Tacconi parla di quella notte: "Sento sempre ripetere le stesse cose ma adesso devo dire la verità". (La confessione di Tacconi)