Il Mancio rotola in basso: "Serve una rivoluzione"

Manovra lenta, zero grinta, confusione, difesa distratta, un pari che fa male. Delude Shaquiri, entra Kovacic e non si vede. E si risolleva anche il Parma

L'Inter sprofonda negli inferi e Mancini suona la sveglia all'alba del giorno di Pasqua. Conseguenza dell'effetto Parma che strappa un pareggio contro i più brutti nerazzurri della stagione. Caduti in basso per i numeri: sono l'unica squadra che non è riuscita a battere i ducali e contro le ultime tre, cioè le virtuali retrocesse, su diciotto punti ne hanno racimolati appena otto. E il Parma in mano ai curatori fallimentari si chiede cosa sarebbe stato se avesse sempre incontrato l'Inter: quattro punti fatti in due gare, vittoria all'andata contro Mazzarri, sui tredici raccolti.

La partita contro la cenerentola del torneo è lo specchio di una stagione che più desolante non si può. Avvio lento con il gol di Guarin, complice deviazione di Mauri, arrivato senza cercarlo. E questa è la parte migliore del film perché poi l'Inter non affonda il colpo, giochicchia soprattutto nei suoi interpreti di qualità: Shaqiri sbaglia anche un calcio d'angolo, Brozovic è un fantasma.

E senza accorgersi i nerazzurri si fanno riprendere al primo affondo del Parma con Lila che approfitta del solito regalo della difesa. I fischi di metà tempo sono inevitabili, ma il peggio deve ancora arrivare con il secondo tempo: squadra senza carica, incapace di cambiare il destino di una stagione tormentata. Kovacic, Brozovic e Palacio non trovano la porta, Mirante controlla una punizione di Guarin e Ranocchia pasticcia di testa. Tutto qui mentre il Parma sfiora il colpaccio con Belfodil e Ghezzal mentre Donadoni recrimina per l'arbitro per « certe decisioni che vanno oltre l'interpretazione».

Mancini parla di «atteggiamento non positivo» nella ripresa e vara la linea dura: «È mancata cattiveria. Se i giocatori hanno capito? Vedrete che l'hanno capito». Per i tifosi è sempre stata una questione di attributi: all'inizio con un «tirate fuori i c…» e alla fine con »ci avete rotto il c…». Per l'allenatore è il punto di non ritorno quello che gli fa dire «a volte serve una rivoluzione per cambiare qualcosa». Abbozzata ieri con Juan Jesus esterno sinistro e Puscas per la prima volta titolare. L'impressione è che adesso le scelte diventeranno sentenze perché le percentuali sull'Europa possibile al «60 per cento» si sono drasticamente ridotte dopo il Parma.

La caduta libera chiama alle responsabilità, il Mancio ammette: «A volte si cambiano gli allenatori per migliorare la situazione, invece va peggio. Era un rischio, ma non mi pento». Nemmeno Thohir (tirato in ballo su Calciopoli con uno striscione: «Giacinto riaperta la ferita Moratti e Thohir bocca cucita») la cui delusione è arrivata fino nella pancia del Meazza insieme alla convinzione presidenziale che Mancini saprà riportare l'Inter a giocare da Inter e a vincere. La linea dura è confermata dal ds Ausilio: «Hanno riposato oggi (ieri, ndr) lavorano domani (oggi, ndr)».

Per i risultati è più di un mese perché sono sette le partite di fila senza vittorie tra campionato ed Europa, inaccettabile per l'Inter che ora prepara la rivoluzione per risalire dagli inferi.

Commenti

Solist

Dom, 05/04/2015 - 09:59

piu che rivoluzione servono piu oriundi....ahahahahahahahaha

cicero08

Lun, 06/04/2015 - 10:42

X Thoir: servono dirigenti veri, allenatori veri, campioni vari per una minima salvaguardia dell'investimento...