Febbre mondiale a 40: i ragazzi di Bearzot e i giovani di Ventura

Il paragone del ct con il mondiale di Spagna "Magari non vinciamo in Russia, ma in Qatar"

La suggestione è garantita. L'ha suscitata Gian Piero Ventura con quella coraggiosa affermazione che suona più o meno così: «Magari non vinciamo i mondiali del 2018 ma quelli del 2022 come accadde alla Nazionale del 1978 piena di giovani che poi ha vinto nel 1982». Suggestione condita da un pizzico di eroico coraggio perché ipotecare la partecipazione al prossimo mondiale di Russia senza averne ancora la garanzia è pratica da giocatore di poker più che da ct.

Ma andiamo al punto che è il più attraente di tutti. È vero: l'Italia del '78 giocò il miglior calcio in assoluto dell'era iridata Bearzot, perse il treno della finalissima per un paio di sviste di Dino Zoff che ne misero in discussione la buona vista più che le capacità eccellenti di portiere. È sempre vero: quella Nazionale spalancò le sue porte a un drappello di giovanotti che quattro anni dopo divennero, col contributo decisivo di Bruno Conti e Pablito Rossi, «campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo», grido ripetuto quattro volte dal telecronista di stato Nando Martellini sotto gli occhi di Sandro Pertini presidente della Repubblica, a Madrid. A ben osservare l'Italia che debuttò a Mar Del Plata il 3 giugno del 78 contro la Francia di Platini, fu un mix perfetto tra rampanti debuttanti (Cabrini e Rossi i titolari dopo il flop nell'amichevole con la Jugoslavia; sostennero i maliziosi dell'epoca che furono le pressioni di Carraro e Franchi a convincere il ct a lasciare in panchina Maldera e Graziani) e navigati senatori (Zoff, Bellugi, Zaccarelli, Benetti, Bettega). Da quella miscela magica prese forma la cavalcata azzurra interrotta a Baires dal missile di Haan (Olanda) e quattro anni dopo la marcia trionfale in Spagna. Tra un mondiale e l'altro, pochi ma ispirati furono i ritocchi decisi da Bearzot: Collovati al centro della difesa, Oriali a centro-campo per rimpiazzare i cingoli di Benetti, Bruno Conti per garantire i dribbling di Causio e Graziani in luogo di Bettega.

A chi pensa Ventura quando suggerisce un paragone storico così impegnativo? I primi tre nomi sono scontati e non c'è bisogno di nessun azzardato pronostico per garantire il loro futuro a tinte azzurre. In difesa Romagnoli, a centro-campo Verratti e in attacco Belotti: tre esponenti di una generazione che promette di mettere in vetrina nei prossimi mesi altri giovanotti di belle speranze. Perché nessuno oggi pensa a un ragazzo dal piede educato capace di difendere e di fare gol come Mattia Caldara, sono in pochi a scommettere su Roberto Gagliardini, solo gli amici del quartiere possono giurare sul talento balistico di Immobile o sul genio molto sregolato di Domenico Berardi.

A questo elenco che riscalda il cuore di Ventura manca un iscritto d'ufficio che sta già procurando un acceso dibattito sui media e una gustosa rivalità non dichiarata (Buffon storce il naso quando sente la candidatura del milanista già per il 2018) a Coverciano. Si tratta naturalmente di Gigio Donnarumma, classe '99. Pensate: il rossonero nel 2022 avrà appena 23 anni, un ragazzino ancora, ma alle spalle già 7 campionati di serie A e magari un trasferimento in qualche top club europeo se dovesse dar retta alle strategie di Raiola, il suo manager. Il mondiale del Qatar è già una rivoluzione nel calendario stilato: per la prima volta si giocherà d'inverno (dal 21 novembre al 18 dicembre, neanche un mese secco). Proprio come a Baires nel '78. Altra suggestione che regaliamo al ct.