La Ferrari c'è anche a Baku ma resta ancora a secco

Dominio Rosberg. Vettel secondo con gioco di squadra e dicendo no ai box. Marchionne: «Campionato aperto»

Davide Pisoni

Annunciata come la corsa più pazza del mondo, il primo gran premio in Azerbaigian è stato di una regolarità disarmante. Una gara all'insegna della cautela forse indotta. E così niente safety car a ripetizione. In tanti ci scommettevano, ma nessuno ha sbattuto su quei muri ravvicinati. Tanti sorpassi anche belli, ma non ne sono serviti a Nico Rosberg, in testa dall'inizio alla fine, un ritorno alla vittoria dopo tre gp senza emozioni, con un solo rischio nell'esultanza con salto sul podio. Dove insieme a lui è salito Vettel con una ritrovata Ferrari dopo il venerdì nero e Sergio Perez che si è messo dietro Raikkonen con una Force India. E così è stato soprattutto un gp d'Europa «pazzo» per le parole. Dai team radio ai microfoni. In casa Mercedes ha tenuto banco il manettino di Lewis Hamilton, anonimo quinto dopo l'erroraccio in qualifica del sabato. Ci si aspettava una rimonta rabbiosa, ma il leone è sembrato un gattino. Colpa anche delle restrizioni sulle comunicazioni via box. Il campione in carica in difficoltà ha chiesto ripetutamente quale bottone schiacciare o manettino spostare. «Non possiamo dirtelo», gli ha detto laconico l'ingegnere. E lui furioso: «Li cambio tutti...». Poi all'improvviso ha trovato la soluzione, ma il podio era perso e gli è rimasto solo di lamentarsi sul regolamento. Anche Rosberg ha avuto un problema simile. Ma il leader del mondiale l'ha risolto in un amen. «È bastata una combinazione di tasti...». Una frecciata a Hamilton, più di tutti in difficoltà con i team radio limitati.

Anche più di Raikkonen, pure lui abbandonato a se stesso: «C'è un problema? Come non puoi dirmi sì o no?», stupito al suo ingegnere. Ma da uomo-squadra aveva già recepito il messaggio di lasciar passare Vettel che dopo la sosta gli era scivolato dietro. «Giusto, ma non l'avrei fatto in quel punto...». Giusto perché il podio l'aveva buttato via con la penalità di 5 secondi per aver messo le quattro ruote oltre la striscia bianca d'ingresso ai box mentre era in scia a Ricciardo... L'ordine di scuderia rispettato, solito gioco di squadra che divide, va a favore del rinnovo, subito vanificato dall'errore anche se il terzo posto l'ha perso in pista col sorpasso di Perez. Disobbediente, invece, Vettel che dopo partenza normale al «box, box, box» del muretto ha replicato «ma siete sicuri?». E alla fine ha avuto ragione lui a ritardare il cambio gomme grazie anche al favore di Kimi (a proposito di team radio così il finlandese dopo essersi scansato: «Ora ditegli di andare, se non lo riprendo...»). Un no, quello di Seb forse dettato da quanto successo in Canada, quando la strategia gli impedì di lottare per la vittoria.

A Baku non ne ha mai avuto la possibilità, nonostante la spinta di Sergio Marchionne sbarcato in Azerbaigian all'insegna dell'ottimismo: «Il campionato è totalmente aperto. La maccchina c'è. Bisogna incoraggiare la squadra che sta facendo uno sforzo enorme». Il tutto accompagnato dall'auspicio di una ritrovata mentalità vincente in una squadra che all'inizio gli era parsa rassegnata. Il presidente della Ferrari è tornato a casa convinto: «Eccezionale Vettel. Diamogli una macchina vincente. Questa squadra sta cambiando pelle. Inizio a crederci, fateci lavorare». E Maurizio Arrivabene assicura con un triplice «ci arriveremo lassù». E Vettel dà fiducia: «Ci siamo riscattati. Ottimo lavoro in pista e a Maranello». E poi: «Il nostro presidente sta spingendo tantissimo, in modo positivo. Siamo gli sfidanti numeri uno, ma vogliamo batterli». Comunque parole dette dopo l'ottavo gran premio senza ancora una vittoria. Dopo che una delle due Rosse è finita dietro la Force India, infilzata dagli indiani come a Monaco. Anche se la crescita della monoposto è clamorosa. Sintonizzate le radio, accendete i microfoni. Le quattro gare che mancano alla pausa estiva diranno se il gp d'Europa è stato a suo modo la corsa più pazza del mondo.