Ferrari in silenzio e a lutto. E Vettel vuol farsi perdonare

Bandiere a mezz'asta per Marchionne. Il team ha chiesto di non parlare. Un anno fa qui la doppietta

di Benny Casadei Lucchi

Il lutto permea i pensieri di tutti. Ma la Formula 1 è Formula 1. Per cui oggi riaccende, sì, i motori a Budapest facendo i conti con lo choc provocato dall'improvvisa scomparsa dell'ex presidente della Ferrari, Sergio Marchionne. Ma lo fa alla propria maniera: da sport abituato a convivere con il destino accelerato di chi sfida la morte a trecento all'ora. Per cui fasce nere al braccio per gli uomini della Rossa (che hanno chiesto di non parlare o partecipare a interviste rispettando la richiesta di riservatezza della famiglia Marchionne), bandiere a mezz'asta affisse alle luccicanti hospitality del team italiano, musetti delle due monoposto listati a lutto e poi... Poi però i motori si riaccendono e in nessun sport come nel motoracing vale la regola che show must go on. Solo che in casa Ferrari si pone un problema: Sebastian Vettel. Vuole dedicare la vittoria a Marchionne, quella vittoria che il campione tedesco ha buttato via pochi giorni fa nella sua Hockenheim. Vuole riprendersi la testa del mondiale che ha consegnato ad Hamilton oggi davanti di 17 punti. Vuole approfittare di una monoposto splendida che giusto un anno fa, proprio sulla pista magiara, quando ancora splendida non era, aveva comunque portato a casa una doppietta. L'ultima doppietta dell'Era Marchionne.

Troppi «vuole», dunque, per Vettel, perché i tifosi, che in questi 4 anni hanno imparato ad apprezzarne i «krazie ragazzi» ma anche a temerne gli svarioni improvvisi, non temano ora altre sorprese da eccesso di foga. Se non ci fosse un mondiale da raddrizzare, sarebbe quasi auspicabile che a voler vincere per onorare Marchionne fosse Raikkonen. In fondo, sarebbe anche giusto: nel 2017 fu lui a rinunciare al successo per consentire a Seb di trionfare.