Ferrari, sportellate e trionfo E Vettel allunga nel mondiale

Orgoglio Italia a Silverstone: alla Rossa il Gp in casa dei rivali. Seb: «Ci portiamo la bandiera inglese a Maranello»

Voglia d'Italia. Vincente. Davanti. In testa. Voglia di tifare per davvero, senza la deprimente sensazione regalata in queste settimane dal calcio mondiale che costringe a partite che non ci appartengono e fanno soffrire per l'assenza e non l'essenza. Voglia d'Italia, di un'Italia capace di conquistare terre altrui e non farsi conquistare, un'Italia in grado di rialzare la testa e andare a vincere, facendo la voce grossa in casa dei padroni della Formula uno. Che non sono gli americani proprietari del Circus ma gli inglesi che da sempre credono di aver inventato tutto e soprattutto lo sport; e sono i tedeschi che da sempre credono di aver migliorato tutto e soprattutto tecnica e meccanica. La Ferrari che ha vinto la battaglia d'Inghilterra ha risposto a entrambi, inglesi e tedeschi uniti in uno squadrone dai capitali teutonici e l'ingegneria racing anglosassone, e l'ha fatto sbancando Silverstone, tempio motoristico, casa loro. Nel farlo, la Rossa ha risposto alla nostra voglia d'Italia, dandoci persino un motivo per tornare a guardare le partite di calcio altrui pensando che un giorno anche gli azzurri nel pallone rialzeranno la testa, proprio come riuscito in otto giorni al Cavallino.

Perché Sebastiano Vettel, imperfetto tedesco ma talvolta geniale e per questo un po' italiano, sapeva di giocarsi una grande fetta di mondiale quando dopo la ripartenza seguita alla seconda safety car ha azzannato Bottas con un sorpasso furbo e meraviglioso e messo in tasca la vittoria. Perché ora il suo vantaggio su Hamilton è passato da un punticino a otto, significano 22 punti recuperati dal meno 14 di due settimane fa. E questo mentre il vantaggio nella classifica costruttori, che ai tifosi dirà poco, ma è la sfida che più intensamente vede l'Italia e le nostre eccellenze coinvolte, è salito a venti punti sui tedeschi mezzi inglesi della Mercedes. Sarà contento Marchionne, che dieci mesi fa, uscendo sconfitto e umiliato da Monza dopo la doppietta über alles in casa propria, aveva tuonato «mi girano le balle, dobbiamo lavorare per togliere quel sorriso dalla loro faccia...». Missione compiuta.

Si spiega anche così, con questo precedente, l'accento messo dai ferraristi su questa gara. Da Sebastiano che a caldo è scoppiato in un tonante «krazie ragazzi, qui a kasa loro!!! ah ah ah...» e a freddo ha poi aggiunto «ci portiamo la bandiera inglese a Maranello... è una vittoria dal significato particolare e importantissima per il campionato perché possiamo vincere su tutte le piste». Sebastiano che solo venerdì aveva detto «qui proveremo a uccidere la loro magia», intendendo le cinque vittorie di fila della Mercedes a Silverstone e le quattro consecutive del solo Hamilton. Altra missione compiuta.

Lewis secondo dopo una rimonta feroce dal 17° posto in cui era sprofondato al via dopo partenza disastrosa e ruotata subita da Raikkonen che se non fosse Kimi si potrebbe anche pensare male. Anche se in quasi vent'anni di onorata carriera, il finnico non ha mai commesso una sola scorrettezza, al massimo si è addormentato in qualche gara, ma di certo non ieri. Pensieri e allusioni che però, nonostante la penalità di dieci secondi inferta al ferrista, lo hanno accompagnato sul podio sotto forma di brutte parole tipo «è incompetente o l'ha fatto apposta...» ha detto l'ex dt Ferrari, James Allison, ora boss Mercedes. Parole che hanno spinto il team principal della Rossa Arrivabene a scendere in campo, se non in pista, in difesa di Kimi perché «siamo in Inghilterra e ci vogliono insegnare ad essere gentleman... invece abbiamo solo imparato come non comportarci in caso di sconfitta...». Fra due settimane il Gp di Germania. Sarà di nuovo casa loro. Ma lo sarà anche di Sebastiano Vettel. Extra motivazioni per continuare a sognare e a farli arrabbiare.