La Ferrari, Vettel ed Hamilton Suzuka ha risposto a 3 misteri

Una buona Rossa tormentata dalla iella. Seb 4°, Kimi 5° Il talento e i limiti del tedesco. Lewis 3°, re degli imprevisti

L'entità superiore evocata e temuta da Hamilton? Le innegabili sfighe ferrariste? Vettel talento perso o talento sopravvalutato? Il circuito di Suzuka ha avuto il merito di dare risposte, seppur parziali, a interrogativi che vanno accompagnandoci da inizio stagione. Oltre, s'intende, al merito grande di riconciliare temporaneamente questo non sport con quel che resta dello sport. Grazie alle curve a biscia, grazie alla mitica 130 R che toglie il fiato, grazie alla carreggiata stretta che rievocano i fasti di una F1 che non c'è più.

Le risposte alle domande che abbiamo addosso più o meno da inizio stagione sono arrivate perché da ieri è innegabile che qualcuno abbia preso di mira Hamilton. Che poi quel qualcuno possa essere lo stesso Lewis è altro discorso e lo vedremo poi. Così come è inconfutabile che Arrivabene a volte si perda in super cazzole che non si capisce più se siano rimproveri o modi infelici per stimolare se stesso e i propri uomini. Ma altrettanto inconfutabile è che il manager si ritrovi a gestire una della Rosse più tormentate dai capricci della dea bendata. Che ovviamente quando corre il Cavallino si toglie la benda e non sbaglia un colpo. Quanto a Vettel, la pista giapponese ha dato risposte confortanti.

L'entità superiore Dopo la rottura di Sepang Lewis aveva detto «sembra che lassù non vogliano che vinca...». Ieri, dopo il pasticciaccio con la frizione al via, dopo aver chiuso terzo dietro Verstappen e invidiato Rosberg che («salvo rotture», come sottolineato da Niki Lauda) a quattro gare dalla fine e con 33 punti di vantaggio vede il titolo, Lewis avrà certamente guardato il cielo. Ma quello di Stoccarda, casa Mercedes. Perché mentre il giusto processo di santificazione di Rosberg è ormai in atto visto che il ragazzo si sta giocando a parità di macchina il titolo con il pilota più forte del Circus, si insinua di nuovo (era accaduto anche a inizio stagione dopo l'infilata di 7 vittorie consecutive di Nico tra fine 2015 e l'avvio del 2016) la sensazione che al terzo anno über alles (47 le vittorie nell'era ibrida su 55 Gp) i tedesconi ci tengano un mondo a vincere made in Germany in tutto (ieri è arrivato il titolo Costruttori). Da lì a penalizzare l'inglese ce ne passa. Però i nervosismi masochistici e gli errori di Lewis, compreso l'«idiota» riferito al membro del team che aveva inoltrato ricorso (poi ritirato) contro la manovra di Verstappen nel duello perso o i litigi con la stampa, rivelano come il ragazzo si muova scoordinato in seno alla squadra, quasi si sentisse in parte abbandonato.

La iella ferrarista A Maranello il reparto tecnico guidato da Binotto si spacca la schiena, chiude occhi e orecchie per non leggere e sentire critiche che piovono a bomba, sforna un pacchetto aerodinamico che a una settimana dall'umiliante Malesia ripiazza la Ferrari davanti alle Red Bull ma Vettel col 4° tempo deve scattare tre posti indietro per la penalità di Sepang. E Kimi col 3° tempo addirittura cinque posti causa cambio della trasmissione ieri mattina. Prestazioni vanificate. Poi, sì, vabbé, la strategia su soft nell'ultimo stint, il prolungamento in pista di Vettel, l'undercut di Hamilton, il sorpasso ad opera dell'inglese mentre Seb era ai box, il traffico al rientro, il potenziale vantaggio soft vanificato, cosa vogliamo fare? Vogliamo criticare la Rossa perché non avendo più niente da perdere ha osato rischiare per andare addirittura ad acchiappare Verstappen? No, stavolta no. Anche perché se ha trovato troppi doppiati è soprattutto colpa di quella dispettosa della dea sbendata.

Vettel talento Suzuka ha avuto anche questo pregio. Ci ha riconciliato con Seb. Il sorpasso in avvio di Gp all'esterno della velocissima 130 R su Ricciardo che odia farsi passare ha dato la risposta: talento grande. Però non immenso. Seb non sa andare oltre la macchina come invece Hamilton o come ha spesso fatto Alonso. Ieri la riprova. Ha disputato una grande gara. Ma perché aveva una buona Ferrari.