Fiasconaro, la nostalgia dell'età dell'oro e un record lungo 40 anni

di Oscar Eleni
L'avvenire tormenta, ma il passato, fortunatamente, ci trattiene. Un record mondiale che è ancora primato italiano, la corsa nel buio dopo la folgorazione agli europei di Helsinki nel 1971, argento sui 400, l'inferno della Olimpiade mancata a Monaco l'anno dopo quando avevano tentato anche con le punture per cavalli di guarire i suoi dolori provocati dal piedone cavo. Abbracciare Marcello Fiasconaro, figlio di Gregorio, pilota siciliano di Castelbuono, abbattuto nei cieli del Sudafrica dove visse e si occupò d'arte, musica, teatro, nato a Città del Capo il 19 luglio 1949, e ritrovare l'ultimo cavaliere di un'età dell'oro della nostra atletica quando l'oro si conosceva appena.
Bello come il Richard Gere Lancillotto dell'Ultimo cavaliere, Barabba dalla barba incolta, i muscoli temprati alla baia di Clifton, gli occhi del cacciatore che in Sudafrica aveva imparato a correre con una palla di rugby. Quarant'anni dopo il record mondiale sugli 800 del 27 giugno 1973, la corsa a cuore aperto all'Arena milanese, siamo andati a trovarlo nel ristorante davanti alla sede della Pro Patria, la sua ultima squadra per correre. L'idea di farlo tornare “a casa” era stata della nuova Fidal e di Grazia Vanni, la presidentessa di un comitato regionale che ha rialzato la bandiera della ricerca e vive con entusiasmo in terra ostile. Era la tavolata della nostalgia positiva e Marcello, seppure stanco, è tornato ad essere lui appena sono arrivate le birre che ha preferito al Prosecco del gruppo, alla Falanghina del conte Sergio Ottolina, uno dei nostri grandi velocisti che aveva vissuto in Sudafrica, come enologo, il periodo in cui fioriva il fiore scoperto dal discobolo Carmelo Rado che a 80 anni sembra ancora pronto a sbranare avversari.
Era la notte italiana con Sally, ascoltando i ricordi: «Vado in pensione e giocherò a golf. Non mi sento vecchio a 64 anni, i miei figli volano da soli, io ho ancora entusiasmo per le cose difficili e visto che il mio 1'43”7 sugli 800 non si batte proporrò alla Federazione di mandarmi i sei migliori per vedere se si può abbattere il muro. Come li allenerò? Intanto ricordando gli insegnamenti del mio primo tecnico Stewart Banner, 80 anni, che corre ancora la maratona e la prossima settimana vado a trovarlo, poi farò tesoro di tutto quello che per me ha fatto il professor Vittori. L'ultimo mese prima del record ero sempre con lui. Alla fine mi diede un bacio sulla guancia e mi lasciò all'abbraccio degli altri. Volevo fare festa, ma fino alle tre di notte neppure una birra, l'antidoping era il giardino delle delizie per chi aveva soltanto voglia di vomitare dalla fatica».
Ieri a Milano, il mondo dell'atletica si è alzato in piedi per vestire d'argento Marcello che si è commosso scoprendo che qui gli vogliono bene davvero. Era il testimonial dei campionati italiani che si faranno all'Arena dal 26 al 28 luglio. In prima fila sua moglie Sally che per lui combattè il pregiudizio afrikaans del padre, la vera grande allenatrice del cavallo pazzo. Se ne andrà fra qualche giorno, ma resterà per sempre qui con noi. In quella cantina mangiando pesce e sbuffando alla vecchiaia.