Una finale manifesto della ripetitività. Per la terza volta sarà Cavs-Warriors

Cleveland punta su James, ma Golden State ha l'arma Durant

Un manifesto alla ripetitività innovativa, ovvero a un controsenso logico. Golden State e Cleveland si sfidano nella finale Nba per la terza volta consecutiva, come ampiamente previsto fin da inizio campionato, ma il senso di dejavu o - per alcuni - persino di noia si ribalta pensando che era da un minimo di 61 anni che una situazione del genere non si verificava in uno dei quattro grandi sport americani.

E allora si gioca sulla novità, sul ripetersi, sempre nuovo, di un duello che del resto è diverso da quello del 2015 (vittoria di Golden State per 4-2) e del 2016 (vittoria di Cleveland per 4-3): l'elemento inedito è Kevin Durant, che 12 mesi fa ha deciso di lasciare Oklahoma City e aggregarsi ai Warriors per aiutarli a vincere o - la gente parla, e anche gente di nome - a farsi trascinare a quei successi che con i Thunder non era mai riuscito a raggiungere. Un avversario in più per LeBron James, che se fosse uno sportivo normale affronterebbe la sua ottava finale Nba, e settima consecutiva, con la tranquillità d'animo di chi ha un posto tra i migliori atleti di tutti i tempi, a prescindere dallo sport, e dispone di una personalità, un carisma, una presenza e un impatto quasi unici tra compagni di squadra e avversari. E invece anche stavolta c'è una sfida, nuova: non solo vincere la quarta finale e il quarto titolo di miglior giocatore ma fare il bis con Cleveland, che fino a 12 mesi fa era squadra rappresentante della città apparentemente più sfigata del Nord America sul piano sportivo. E dire che lo scorso anno i Cavs nel vincere esaurirono e gettarono nel cestino anche una serie di cliché e convenzioni: ribaltarono infatti la serie dall'1-3 al 4-3 e vinsero la partita decisiva in trasferta, roba sulla quale il libro delle lagnanze sulla presunta - massì - incapacità di James di pesare nel momento decisivo avrebbe dovuto essere gettato a mare legato a un'àncora.

Così è stato ma ora di là c'è Durant, che James - con i Miami Heat - ha sconfitto nelle Finals del 2012. Un modo come un altro per riazzerare la sete e la fame di restare nella storia per altri motivi oltre a quelli, innumerevoli, già scritti nella pietra. Gli aspetti tattici sono tanti e interessanti: il gioco dei Cavs comporta maggiore insistenza su determinati giocatori (James ovviamente, il suo braccio destro Kyrie Irving, il lungo tiratore Kevin Love) capaci però di coinvolgerne altri, se serve, mentre quello dei Warriors è, nelle statistiche, fluido e scorrevole tanto quanto pare sul campo, al netto di avversari dominati in modo imbarazzante durante i playoff. Golden State ha vinto 12 partite senza perderne neanche una, mentre Cleveland è 12-1, avendo concesso a sorpresa una partita in casa contro i Boston Celtics.

Dai concetti si torna ai numeri: in campo, del resto, ci saranno i vincitori di sette degli ultimi otto titoli di miglior giocatore della stagione: quattro LeBron, due Stephen Curry, uno Kevin Durant. Serve altro? Bill Russell (12, con Boston) è il giocatore ad aver giocato più finali Nba. 11 i titoli vinti (1957, 1959-66, 1968, 1969). 157 le partite di fila in cui Stephen Curry (Golden State) ha segnato almeno un tiro da tre. 127 quelle di Kyle Korver (Cleveland). Stanotte ore 3 italiane gara-1 (in tv su Sky).