«Finalmente protagonista Ai Giochi per la medaglia»

Frullano sentimenti, sensazioni, voglie, passioni: un po' beethoveniana, non a caso si chiama Elisa. Nelle sue mani «Per Elisa» diventerebbe una stornellata più che una sonata, ma ne uscirebbe il personaggio che ha fatto del fioretto un fidanzato, che non ci mette nulla a mandarti a quel paese (con la Vezzali ha fatto storia), che ama la filosofia e sul braccio sinistro incide una frase di Neruda. E che ti dice: no grazie all'Olimpiade ci vado solo per gareggiare, non per allenare le altre. E cosi fu il gran rifiuto per Pechino. Elisa Di Francisca è tutto questo e molto altro. Dici cavallo pazzo e lei sorride rivedendosi negli anni. Lucida le medaglie conquistate e aspetta quella più importante. È l' anti Vezzali, questione di carattere e di voglia di vincere. Ma ti dice: «Il dream team del fioretto ci sarà sempre». Nell' Italia delle regine di bravura, nell'Italia del «donne è bello», ci sta bene anche lei: più giovane e meno ricca di pedigree di altre, ma con il marchio del vincente.
Elisa, dice Olimpiade e pensa?
«Sacrifici e Londra. Viene dopo tanto scalare e faticare. Ho battuto quel pensiero che mi diceva: divertiti, molla, lascia perdere».
Obbiettivo medaglie...
«Tutti vanno per vincere, non certo per partecipare. Ma è importante quello che fai prima. Vedi la gara, non la medaglia. Conta il percorso».
Non proprio decoubertiniana...
«Sono molto agonista: anche nella vita. A me non interessa nulla del Villaggio e di tutto quanto fa Olimpiade. Non vado per una scampagnata. Vado per la gara, per stare in pedana. Sennò sarei andata a Pechino a fare la sparring partner alle italiane».
Mai pentita di quel «no»?
«Mai. Dissi no perché sapevo che un giorno sarei andata da titolare. Andare per guardare? Chissenefrega! Non mi interessa».
Perfetto il soprannome cavallo pazzo?
«Non c'è nulla da fare: se il cervello dice no, resta no. Se tutti vanno in un verso e io la penso diversamente, vado da sola. Mi fido tantissimo di me stessa. Ho sbagliato tanto, ma chi mi ama mi segua».
Il fidanzato è d'accordo?
«Sono single. È difficile stare con una persona quando sei presa da questa cosa del fioretto. Faccio di tutto per non far pesare, eppure... e allora si finisce e si ricomincia...».
Fidanzata col fioretto?
«Anche se lo trascuro un po'. Non fosse per il ct Cerioni e i tecnici andrei in pedana col fioretto sporco, storto. Ma lui deve toccare, indipendentemente da tutto. Pretendo tanto da tutti e due: da me e da lui».
Da piccola cominciò con la danza, c'è qualcosa che unisce scherma e danza?
«La scherma è una sorta di danza. Devi avere il tempo giusto per toccare, e ci riesci solo ballando nei movimenti».
Prima il ballo, ora la scherma...
«Adoro entrambi. Ero vanitosa e la danza mi ha aiutato a vincere la timidezza, a concentrarmi sulla tensione e sul tempo, come nella musica. Se tiri bene in gara, ti sembra di essere a teatro quando vedi un ballerino che si muove perfettamente nei tempi».
Altre passioni?
«I piatti cucinati da mio fratello e la moto. Dopo l'Olimpiade prendo la patente. Invece il fumo è diventato un vizio, però mi serve come scusa per scaricare le tensioni».
Quella scritta di Neruda sul braccio sinistro?
«Dice: muore lentamente chi evita la passione, chi non rischia la propria sicurezza per l'insicurezza di un sogno».
Traducendo?
«Il sinistro indica un percorso di vita, è la mente. Il destro è il braccio. Il sinistro è farfallone, il destro è pratico. Il sinistro chiacchiera, il destro fa l'azione».
È anche poliziotta..
«In Polizia mi hanno insegnato tanto e dato una disciplina. Il 2006, l'anno del giuramento, è stato difficilissimo: pianti, volevo andar via, la caserma e il resto... Non mi adattavo. Ora, ogni volta che indosso la divisa, provo soddisfazione, ricordo le lotte interiori e so quanto me la sono guadagnata».
Invece con la Vezzali sono stati tormenti diversi... questione di carattere?
«Da un po' di tempo siamo in tregua. Ci siamo chiarite, preferiamo rispettarci e cercare l'armonia che serve per vincere tutte insieme. Valentina è la più grande d'età e la più forte. Quando serve o parla il ct o parla lei. La Salvatori ci tiene insieme».
Due campionesse: Vezzali e Pellegrini, quale sceglie?
«Appartengono a due generazioni differenti. Io, per età, sono più vicina alla Pellegrini. Entrambe hanno grande determinazione e sono perfezioniste».
La Pellegrini spesso finisce nel gossip...
«Fede fa cose normalissime per una ragazza della sua età, poi non è difficile finisca sui giornali. Ora si fa più attenzione al gossip. Valentina ha tenuto sempre fuori la vita privata: è serena, appagata».
Il suo tipo di campionessa ideale?
«Josefa Idem è una grande: ha due figli, ha vinto tante medaglie, Olimpiadi. E così Giovanna Trillini: per me è stata una maestra. Ma in genere ammiro tutte le nostre campionesse. Non so cosa voglia l'Italia di più? Vuole Belen?».
Ci sarà un sorpasso delle medaglie? Più femminili che maschili?
"C'è stato un boom, siamo sempre più. Una bella rivincita per noi donne, più che per far dispetto ai maschi. Ognuno ha il suo ruolo. Ci fosse il sorpasso sarei felice. Ma noi donne abbiamo già vinto tempo fa».
Cosa teme dell'Olimpiade?
«Tutto e niente: villaggio, palestra, giornalisti, clamore. Poi ci sono le avversarie, ma noi italiane siamo le più forti, se tiriamo bene. E spero di vederne sul podio».
Immagini l'ultimo attimo: è in pedana, giù la maschera, parte la sua Olimpiade. Cosa pensa?
«Penso a toccare e a tutto quello che ho fatto per arrivarci. E mi dico: te lo meriti».