Fine dei giochi senza frontiere. Ora il Mondiale

Il tempo di giochi senza frontiere si è concluso con la sfida all'Olanda. Le esperienze contro l'Arabia e la Francia non sono da segnalare nel diario azzurro se non per la statistica delle presenze. Ora torniamo nel canneto, nascosti e con le gote imporporate dalla vergogna.

A Mosca e nel resto della Russia se la spassano in trentadue, dopo sessant'anni di gloria la s-ventura ci ha ridotti a fare da sparring partner ad altre formazioni promosse, arabi e francesi fra queste, meglio non dirlo in giro, aumenterebbe il disonore. Scomparse le promesse del dopo Svezia, con mezzo mondo politico coinvolto in annunci di riforme, rivoluzioni e svolte epocali; siamo come prima più di prima, affidati a un professionista esperto, come Mancini, ma con una comitiva che si è espressa finora nell'epifania di Balotelli, di cui si sentiva effettivamente la necessità e l'assenza soprattutto in tema di impegno sociale contro il razzismo.

Non si parla di football, non si promette più l'ingresso nella scuola primaria del gioco del pallone e nemmeno l'avvio di una riforma che porti a ridurre il numero di stranieri da utilizzare (non da tesserare perché non si può andare contro la libera circolazione) in campo. Niente, tutta roba da propaganda elettorale, tra un commissariamento e l'altro, tra il ritorno di boiardi vari e di nuove figure pittoresche pescate tra gli ex calciatori. La nazionale si scioglie per le vacanze, qualche federale, nel senso buono, andrà in Russia, in occhiali scuri, per partecipare a pranzi, cene e congressi. Sarebbe meglio restare a casa, come la squadra azzurra, sbrigare le faccende più importanti, partendo dalla base e non dalle poltrone di prima fila che solleticano sempre l'interesse dei soliti noti. In fondo non è successo nulla. Infatti, grazie ad arabi, francesi e olandesi, abbiamo partecipato a giochi senza frontiere. Viva l'Italia.