Finnbogason, lo manda Van Basten E l'ha superato

Alec Cordolcini

Cosa lega Marco Van Basten ad Alfred Finnbogason, l'autore della prima storica rete dell'Islanda in un Mondiale? Sicuramente non la tecnica, né la classe, tantomeno le cifre realizzative. Eppure, nella breve e non brillantissima carriera da allenatore dell'ex milanista, Finnbogason può essere annoverato tra i suoi prodotti più riusciti. «A Van Basten devo tutto», ha dichiarato a più riprese l'islandese, «e credo che per un attaccante non esista privilegio maggiore di essere diretto da lui».

Al momento dell'incontro tra i due, in Olanda all'Heerenveen, Finnbogason era un attaccante considerato in patria troppo piccolo e leggero per fare la prima punta. All'Heerenveen segnò 53 gol in 65 partite, trasformandosi in una punta di razza. «È molto diverso da me», ha detto Van Basten, «ma la freddezza di fronte alla porta è da grande attaccante». Finnbogason si era poi un po' perso tra Spagna e Grecia, prima di ritrovarsi in Bundesliga con l'Augsburg (13 reti), giusto in tempo per la spedizione Mondiale islandese. Questione di timing, come accaduto nell'area argentina sulla respinta di Caballero, con tap-in che è valso l'1-1 dell'Islanda. Nazionale nella quale non avrebbe dovuto essere titolare, ma i guai fisici di Sightorsson gli hanno offerto la grande chance. Sfruttata pienamente, anzi, a livello di coppa si può dire che l'allievo abbia superato il maestro, visto che Van Basten non è mai riuscito a segnare un gol (in 4 presenze) a un Mondiale. In Islanda Finnbogason è soprannominato il fantasma, perché poco appariscente. Il Cigno è insomma un'altra cosa ma, ormai lo si è capito, all'Islanda del bello stile non importa nulla.