Il finto Mondiale con vista mercato

Sarà la prima Confederations Cup dell'era dei social network e il riferimento ai recenti «cinguettii» di Balotelli (l'ultimo è una promessa di rigare dritto, ndr) è puramente voluta. All'apparenza sembrerebbe un torneo con poco appeal, fatto a uso e consumo delle televisioni, considerando gli orari delle partite (gli azzurri giocheranno con il Giappone a mezzanotte) anche se per gli «affamati» di pallone saranno un antidoto alla calura estiva. Di sicuro però sarà un banco di prova per l'occhio di falco anti gol-fantasma, un'occasione importante per vedere all'opera campioni affermati e potenziali (con vista sul mercato) e per capire quanto la macchina organizzativa del Brasile sia pronta o almeno rodata per i Mondiali in programma fra un anno.
Saranno proprio i padroni di casa - alla settima partecipazione al torneo, vinto tre volte - a inaugurare le danze stasera alle 21 contro il sorprendente Giappone di Zaccheroni. Guarda caso le uniche due formazioni che hanno già strappato il pass iridato. La nazionale di Scolari, somma di stelle senza un leader, non vuole fare brutte figure di fronte all'attesa di una nazione intera, ma nello stesso tempo il ct - che ha lasciato a casa Ronaldinho e Kakà - vuole far fare esperienza internazionale ai giovani, tra cui l'asso Neymar appena approdato al Barcellona. Il poker alla Confederations è quotato 2,30. Il Giappone dal canto suo è la «miscellanea» vincente di 19 club (solo 6 nipponici), che proverà a migliorare il secondo posto del 2001 (sconfitta in finale con la Francia). Ma il colpo di Zac è quotato solo a 3,42.
L'Italia, la Spagna - a caccia dell'ultimo trofeo per completare un tris forse irripetibile (2,50 è la quota legata all'impresa) - e l'Uruguay sono le altre squadre blasonate del torneo. Prandelli ha parlato di «Confederations importantissima e prima prova di Mondiale» per toccare con mano l'efficacia di alcune scelte e per saggiare la resistenza del muro azzurro contro le «corazzate». La figuraccia con Haiti («abbiamo fatto beneficenza in tutti i sensi», il messaggio del ct Prandelli), pure giustificabile con la stanchezza del viaggio, dimostra che i nostri non sono in forma dal punto di vista atletico e psicologico. Aggiungiamo poi che il feeling degli azzurri con competizioni che non mettono in palio traguardi significativi non è stato mai altissimo: nell'edizione 2009, l'unica alla quale ha preso parte la nostra Nazionale sulle otto disputate, l'Italia è tornata a casa dopo tre partite e due sconfitte (1-0 con l'Egitto e 3-0 con il Brasile). I bookmaker ritengono «soft» il debutto di domani con il Messico al Maracanà di Rio (dove la nostra nazionale non ha mai vinto né segnato un gol...): il successo azzurro è dato a 2,15 contro il 3,40 di quello dei nostri primi avversari. Nigeria (che però ha Obi Mikel del Chelsea) e Tahiti della famiglia Tehau (3 fratelli e un cugino) sono le cenerentole e le squadre senza grandi nomi.
Al di là del valore tecnico del torneo - solo Spagna e Italia sono nella Top 10 della Fifa, il Brasile è forse il peggiore della sua storia (22°) superato anche da Messico e Uruguay - la parata di stelle che potrebbero cambiare casacca di club è ampia. Dai talenti uruguagi Cavani e Suarez ai sudamericani Hernanes, David Luiz e Hulk passando per il «Pichichi» delle Furie rosse Villa e il collega Fabregas, per il nipponico Honda, il messicano dello United Hernandez e per gli azzurri El Shaarawy, Marchisio, De Rossi, diventati non più incedibili. Le aste sono aperte da tempo e chissà che queste «distrazioni» di mercato non possano influire sulle prestazioni dei suddetti.