Fiorello contro Thohir: «Solo business»

Ieri era il tre, tutti lì ad aspettare. Il tre perché era il giorno della firma, quella del passaggio epocale dall'aristocrazia milanese ai nuovi paperoni indonesiani. Con tutto il rispetto. E di mezzo non c'era la Scala o Corso Vittorio Emanuele, di mezzo c'era molto di più, c'era l'Inter.
Mercato chiuso, trattativa per aria, di Erick Thohir neppure l'ombra, ci saremmo accontentati anche del fratello. Niente. Neppure il suo braccio destro Rosan Perkasa Roeslani si è fatto vivo, il quarantacinquenne azionista della Mahaka di Thohir, quello che lo affiancherà nella scalata. Insomma se non c'è il titolare, ci sarà Roeslani.
Vabbè, buttiamoci su quelli del Bakrie Group, potentissimi, gente che fa riferimento ad una ricchissima famiglia indonesiana naturalmente amica del tycoon, con interessi nel carbone, nel petrolio, negli immobili e nelle comunicazioni. Resta fuori solo l'Esselunga, ma questi sono proprietari di diversi club di calcio con una buonissima nomea: non investono in maniera dissennata, no, questi fanno crescere i giovani, proprio come piace a Thohir che ha preso esempio dall'Arsenal di Arsene Wenger. Ma neppure l'ombra di questi sant'uomini, niente. Magari è in città Hashim Djojohadikusumo, il fratello del candidato alla presidenza dell'Indonesia, un pezzo grosso insomma che potrebbe supportare in un non lontano futuro proprio l'Inter a crescere.
Una delusione pazzesca. L'unico che se ne è rallegrato è stato Fiorello: «Non capisco chi entra per fare business con il calcio», ha dichiarato in una intervista rilasciata a Oggi in edicola... oggi.
«Thohir? Non capisco chi entra nel calcio per fare business. Tutti i presidenti hanno una passione vera. A questo indonesiano dell'Inter non gliene frega niente. E a me non piace proprio».
Questo il pensiero di Fiorello, tifoso Fiorello, quello che parla col cuore e spesso va vicino al pensiero comune. Ma è un tifoso, possibile che non piaccia anche a lui che l'Inter viaggi nel mondo, un brand di successo, centinaia di migliaia di magliette vendute, merchandising da paura, sponsor, serate, red carpet dove anche Jonathan si prende le sue giuste rivincite?
Insomma, in fondo è un giorno in più da presidente assoluto di Massimo Moratti, hanno tutti una gran paura che finisca in un angolo. Dai, figuratevi se il signor Erick Thohir fa una cosa del genere, vedrete che farà il bravo, metterà una cinquina di amici nel Cda e una decina in società, e basta. Però ieri non si è visto e gli interisti non hanno capito se è stato un bene o un male. Tranne Fiorello.