Fittipaldi, 70 anni sul binario di Fangio

Il grande brasiliano due volte iridato con la tecnica del campionissimo

Il segreto di Emerson Fittipaldi, che compie oggi settant'anni, giovane rivelazione del 1970 e doppio campione del mondo a breve distanza, e poi doppio vincitore a Indianapolis, era il binario di Fangio. Fu proprio il suo grande scopritore, Colin Chapman, fondatore e anima della Lotus, a farmi questa rivelazione nel 1972, anno della corona iridata. Eravamo al Gran Premio del Belgio, che si correva sulla nuova pista di Nivelles. «Vai a osservarlo alla Curva 2 o alla Curva 3 e scopri dove mette le ruote, tutte all'interno del cordolo, a grande velocità». Era la grande invenzione di Juan Manuel Fangio, che utilizzava su tracciati da brivido, come Reims. Infatti, quel metodo era proprio detto il suo binario. E a Nivelles, per la prima volta, fui colpito dalla bravura di Emerson, che percorreva le curve più veloci come il campionissimo argentino.

Ne parlammo a fine prove, ma lui, sempre modesto, a venticinque come a quarant'anni, si limitò a dire che era tutto merito della Lotus 72, una grandissima regina della Formula 1, con doti di stabilità, di deportanza e di efficienza strabilianti. Era l'effetto-Chapman, come devozione e riconoscenza al suo grande scopritore. E poi ci scherzava sopra. Eravamo in grande confidenza, anche per la sua italianità. Nonno lucano, emigrato in Brasile, a San Paolo, e padre (Wilson) giornalista da gran premio, con il quale dividevo tanta fraterna colleganza in ogni sala stampa. Una perfetta lingua italiana, parlata dall'intera famiglia, con il fratello Wilsinho, anche lui pilota e poi costruttore di Formula 1.

Non vi dico le feste quando l'appuntamento era il Gran Premio del Brasile: un vero calore all'italiana, dove di brasiliano c'era soltanto la classica feijoada. Il grande rammarico è stato, dopo il fausto periodo con la McLaren (mondiale nel 1974), che la monoposto costruita con il fratello, la memorabile Copersucar, abbia incontrato tante difficoltà di ordine tecnico. Ma il passaggio al mondo americano della 500 Miglia di Indianapolis, è stato ugualmente felice per Emerson, con le sue due strepitose vittorie. Il Binario di Fangio era un lontano ricordo, ma, per un campione che aveva ereditato una incredibile dote, era uno scherzetto brillare sulle ultra-veloci curve dell'anello americano.

Sempre con il suo sorriso aperto, che spalancava con semplicità a ogni elogio, senza mai un commento a sostegno. Fiumi di parole soltanto per la macchina, che considerava sempre la componente principe di tante sue vittorie. Ditelo ai giovani campioni del giorno d'oggi. Spiegate loro quanto si possa restare modesti anche dopo i più grandi successi mondiali.

Commenti

emigrante48

Lun, 12/12/2016 - 10:54

Costui modesto? A livello sportivo, posso concordare che non é mai andato oltre le righe, a livello non sportivo, ha voluto vivere nel lusso piú sfrenato lasciando una scia di debiti, che difficilmente lui e i suoi eredi riusciranno a pagare!!! Altro che modesto!!!!