Fleet & Mobility

Oltre 55 miliardi di investimenti sulla guida autonoma secondo AlixPartners. Ma i clienti che dicono? Non più di uno su cinque ci salirebbe sentendosi a proprio agio, perché solo il 16% confida che siano sicure e solo uno su 20 certamente la acquisterebbe un altro 14% propende, non convinto del tutto. Hanno ragione. Il sistema migliore, Waymo, si disinserisce per guasto o perché non sa cosa fare (con conseguente crash) in media ogni 15mila miglia. Nella guida umana la frequenza di crash è 500mila miglia.

Ma al di là dei dati tecnici, magari gli automobilisti intuiscono che tale cambiamento ha una portata ben diversa: non un ennesimo strumento in mani umane, ma computer indipendenti calati nella mobilità umana. Attraverso le automobili (vero oggetto di relazione di massa) avremmo la diffusione dell'intelligenza artificiale. Non quella debole, che si limita a replicare più velocemente algoritmi impostati dall'uomo, ma sistemi in grado di pensare e agire autonomamente. Siamo pronti ad accettarli?

In questi anni si registra un disallineamento tra avanzamento culturale e progresso scientifico: la tecnologia corre di più. Pertanto, quelli a cui non è chiaro cosa stia accadendo, sono spaventati dalle conseguenze della diffusione dei robot. A «temere il giorno in cui la tecnologia supererà l'interazione umana» era Albert Einstein, non un automobilista della domenica. Applicato al nostro caso, si tratta di calare la capacità di un'auto di muoversi da sola in quell'affare complesso e sofisticato che chiamiamo mobilità, così permeata di variabili imprevedibili e incomparabilmente più complessa del traffico aereo, ad esempio.

Le macchine, acquisendo il bagaglio valoriale umano possono imitarne i comportamenti e, dunque, stare in società svolgendo la loro funzione. Tuttavia, non essendo riproducibile la componente biologica dell'uomo, da cui deriviamo istinti (sopravvivenza) e impulsi, restano prive di un'effettiva indole morale e, laddove imitare non è sufficiente, non riescono a creare. Ancora Einstein: «Il vero segno dell'intelligenza non è la conoscenza, ma l'immaginazione».

(ha collaborato

Martina del Viscovo)