Francesco e il calcio-business: "Prima uomini, poi campioni"

Bergoglio richiama i giocatori alla loro "responsabilità sociale": Balo dribbla il protocollo e si regala una "confessione" personale

Roma - Il Dio pallone a volte si inchina davanti a qualcosa di più grande. E così i quindici minuti di udienza con Papa Francesco saranno un ricordo indelebile per i 200 fortunati (tra dirigenti, calciatori e tecnici, più qualche «infiltrato» di Italia e Argentina) ospitati ieri nella Sala Clementina. «Ho avvertito un clima speciale, mi sentivo nel posto giusto con le persone giuste. Il Papa allo stadio? Mi ha detto che ha tanti inviti...», così Prandelli.

Un incontro storico che ha emozionato i capitani Buffon e Messi, che hanno consegnato al Papa tanti doni tra cui un ulivo che sarà piantato simbolicamente oggi allo stadio Olimpico e successivamente nei giardini Vaticani. Un incontro che ha regalato anche il fuori programma di un Mario Balotelli - ripartito per Milano subito dopo l'udienza per il problema al ginocchio - pronto a rompere il protocollo e a scavalcare la stretta «marcatura» delle guardie svizzere per regalarsi una «confessione» con Papa Bergoglio, destinata a rimanere nei cuori di chi ha parlato e di chi ha ascoltato. Chissà se gli avrà fatto gli auguri, come sperava l'attaccante rossonero. «Qui in Vaticano mi rimproverano che sono indisciplinato, ma avete capito da che popolo vengo?», così il Santo Padre nel complimentarsi con gli azzurri per la disciplina (fila indiana per salutarlo mentre i sudamericani facevano capannello, ndr) dopo l'udienza conclusa con le classiche foto ricordo.

Prima un breve ma intenso discorso letto per metà in italiano e per metà in spagnolo. «Per fortuna è un'amichevole, per me sarà difficile fare il tifo, mi raccomando che lo sia davvero - le parole del Papa -. Voi calciatori siete popolari, la gente vi segue. Questa è una responsabilità sociale. La dimensione professionale non deve mai farvi dimenticare la vocazione iniziale dilettantistica, quella con i valori della bellezza, della gratuità e del cameratismo. Prima di essere campioni siete uomini, portatori di umanità. Ai dirigenti dico: non fate perdere il carattere sportivo al calcio business. Questo atteggiamento garantisce le famiglie allo stadio e scoraggia la violenza. Cari amici, prego per voi e vi prego di pregare per me perché nel campo in cui mi ha messo Dio possa giocare una partita onesta e generosa».

Emozione alle stelle per Messi, sicuramente meno fortunato e «intraprendente» di Balotelli («non sono riuscito a parlare con il Papa, c'era troppa gente, il calcio mi ha portato in giro per il mondo, nei posti più incredibili, ma quella di oggi è stata davvero una giornata speciale», così la Pulce prima di tornare a Barcellona).
«Per la prima volta c'è una persona che ha riscosso più successo di Lionel... - dice Buffon con il sorriso dopo aver consegnato al Papa un pallone con tutte le firme degli azzurri e la maglia con il nome Francesco -. È la normalità e mi ha fatto piacere. Abbiamo la fortuna di avere un Papa speciale, che scalda anima e cuore e ci indica la via da seguire, con lui è facile diventare migliori. Finalmente si possono tradurre in fatti concreti molti pensieri e parole che spesso ci proponiamo di fare». Papa Francesco farà un miracolo per una finale mondiale Italia-Argentina? «Non esageriamo, credo che li dispensi per cose più importanti...», chiosa Buffon. La parola passa stasera al campo.