Froome-Contador via col vento Nibali cede un minuto e mezzo

Una caduta spezza in due il gruppo e Vincenzo resta senza compagni «Questione di sfortuna, non di gambe». E di squadra che non ha funzionato

ZelandaÈ la terra del mare la Zelanda, e ieri Chris Froome e Alberto Contador sono andati a pesca, assieme a Rigoberto Uran e Tejey Van Garderen, mentre Nibali e compagnia pedalante hanno fatto la fine dei tonni. Voleva il vento, la pioggia e anche il gelo Beppe Martinelli, tecnico del siciliano all'Astana. «Se la corsa è dura, noi ci troviamo meglio», aveva detto al mattino. Al pomeriggio, invece, sono andati in barca. Nel senso che gli Astana sono andati mestamente alla deriva, ognuno per proprio conto. Nonostante le condizioni meteo fossero esattamente come loro avrebbero voluto. Una squadra costruita in gran parte per affrontare a petto in fuori questo tipo di corse, a queste latitudini, si sbrindella come una vecchia bandiera frustata dal vento. Dovevano essere loro gli uomini di riferimento, grazie a gente come Boom e Westra, che invece scompaiono nel nulla e lasciano il nostro campione solo al proprio destino. «C'è poco da dire e commentare - dice Martinelli alla fine di una giornata da dimenticare -. Non siamo stati all'altezza. O meglio, Vincenzo è stato molto sfortunato e parte della squadra è mancata clamorosamente. Non bisogna tanto girarci attorno. Quando si fa male bisogna avere l'onestà di riconoscerlo».

I francesi la chiamano " la bonne operation ": è quella che ieri hanno messo a segno Chris Froome e Alberto Contador rispetto ai loro avversari più attesi e diretti. E da ieri sera la classifica ha una fisionomia davvero diversa rispetto a quella che ci aveva consegnato la tappa a cronometro di Utrecht: Chris Froome ha infatti sei secondi di ritardo da Uran e 4" da Van Garderen, ma il britannico ha in pratica vantaggi importanti su tutti gli altri pretendenti alla maglia gialla. Tra tutti, il sudafricano bianco e lo spagnolo di Pinto, se la ridono come pochi.

Nibali è stato però anche parecchio sfortunato: su questo non ci piove. A scompaginare le carte e a spezzare in due il gruppo è la caduta di Adam Hansen: prima in due con Nairo Quintana nella seconda parte. Poi in tre con Contador e Froome davanti, Nibali nel secondo gruppo con la maglia gialla Dennis e Quintana ancora più indietro. Come se non bastasse, a 25 km dall'arrivo lo Squalo fora la ruota anteriore e inspiegabilmente nessuno dei compagni di squadra lo aspetta per farlo rientrare in gruppo più agevolmente. Alla fine arriva sul traguardo a 1'27" dal gruppetto di testa, che viene regolato dal tedesco André Greipel davanti a Sagan e Cancellara, che grazie agli abbuoni va a vestire la 29ª maglia gialla della carriera. Quarto Mark Cavendish, che nonostante non tiri un metro e sfrutti a pieno l'eccezionale lavoro dei suoi compagni di squadra (Trentin, Martin e Kwiatkowski), sbaglia un gol a porta vuota, arrivando quarto.

«Abbiamo inseguito tutto il giorno. Sono rimasto indietro (dopo la caduta di Adam Hansen, ndr), quando non ho capito bene cosa sia successo - ha spiegato Nibali -. Ma sono riuscito a rimanere in piedi. Ho perso terreno lì e per giunta ho pure forato. Quando si corre in bici queste cose succedono. Giornata no? È stata questione di sfortuna, non di gambe. Questo è il ciclismo: bisogna saper accettare anche queste cose».

Alla sorte si appella anche il ds Martinelli: «Abbiamo fatto tante rotonde, è scivolato. Oggi si può dire che siamo stati sfortunati. In classifica generale è un minuto che ci peserà sulle spalle. Ma il giro è ancora lungo, magari tra qualche giorno non ce ne ricorderemo più».

Oggi la terza tappa si corre in territorio belga, con partenza da Anversa e arrivo a Huy: 159,5 km, con il traguardo posto sul mitico muro della Freccia Vallone, con l'ultimo chilometro e 300 metri al 9,6% di pendenza media. Un traguardo rabbioso, da fare in apnea, adatto a scalatori agili e potenti. Nibali rischia qualcosa anche oggi.