Froome ha messo in frigo il Tour

Sui Pirenei senza sussulti. Vince Rodriguez e ci prova Nibali: «Tutti i grandi hanno avuto un anno storto...»

Plateau de BeilleVince sull'uscio di casa, Joaquin Rodriguez. A pochi chilometri da qui, visto che il corridore spagnolo vive ad Andorra, sul versante ispanico della montagna scalata. Alle sue spalle, il danese Fuglsang e il francese Romain Bardet. Per il resto, in una giornata contraddistinta prima dal caldo e poi nella parte conclusiva da un vertiginoso crollo della temperatura dovuta ad una micidiale tempesta di acqua e grandine, il nostro Vincenzo Nibali respira l'aria salubre di Plateau de Beille, dove nel '98 Marco Pantani vinse e posò il primo mattoncino giallo verso Parigi. Il siciliano, apparso sicuramente più in palla e reattivo, tiene il passo dei migliori. Non solo tiene il passo di Froome, Quintana e Contador, ma cerca anche l'affondo, con una buona azione portata nel finale e stoppata con due "trenate" da Alejandro Valverde, che lavorerà sì per Quintana, ma tira la carretta anche per se stesso, visto e considerato che al momento è pur sempre quarto in classifica generale. A proposito di classifica, chi guadagna posizioni è proprio Vincenzo, che dall'undicesima posizione risale alla nona, anche se sempre a 7'47" da Froome.

«È andata benino - spiega il campione d'Italia -. È stata una tappa dura ma per me finalmente con qualche indicazione di ripresa. Mi sono sentito meglio e, francamente, speravo che la marcatura forse meno stretta quando sono partito, ma evidentemente del sottoscritto non si fidano». Gli chiedono di Vinokourov, il grande capo dell'Astana, che per le sue debacle non ha esitato a muovergli dure critiche. «Se ha detto che devo dare di più l'ha fatto solo per il mio bene, per smuovere il mio orgoglio», ha tagliato corto. Poi ha aggiunto: «Tour deludente? Verissimo. Ma anche grandi corridori, vincitori di Tour come Cadel Evans, hanno vissuto stagioni molto difficili: probabilmente dovevo viverne una anch'io…».

Detto questo, mentre il Tour ieri faceva tappa a Plateau de Beille, e applaudiva la bellissima vittoria di Joaquin Rodriguez, Lance Armstrong pedalava poco lontano da qui. Con un giorno di anticipo ha percorso la tappa che i corridori del Tour correranno oggi. Ad attenderlo una moltitudine di giornalisti, telecamere, curiosi e tifosi. Il texano è qui per partecipare ad un evento umanitario - la " One Day Ahead " - organizzato da Geoff Thomas, ex calciatore dell'Inghilterra con lo scopo di raccogliere un milione di sterline a favore dei malati di leucemia, vale a dire la forma di cancro che Thomas ha superato un decina di anni fa. «È bello essere di nuovo qui - ha detto ai giornalisti il “grande baro” ( liestrong ) -. Capisco che ci siano ancora persone ferite e so che ci vorrà tanto tempo per metabolizzare tutto questo, ma sono qui per una causa che mi sta a cuore».

Durante una breve pausa lungo il percorso, Armstrong è stato anche lungamente contestato da un nutrito gruppo di appassionati di ciclismo che gli hanno gridato il loro disappunto: «Non dovrei essere qui? - ha replicato a faccia dura -, eppure Laurent Jalabert sta lavorando in tv per il Tour, o no?». Dimenticandosi che Armstrong non è solo un drogato come tanti altri, ma un baro protetto dai poteri forti del ciclismo e sbugiardato solo dalla giustizia ordinaria americana. Greg Lemond si limita ad una battuta: «Lance è stato come Al Capone: un bandito».

Ieri il Tour ha reso omaggio a Fabio Casartelli a 20 anni dalla sua scomparsa, sul Portet d'Aspet.