Froome prova l'accoppiata nella Spagna di Nibali e Aru

Chris per la doppietta Tour-Vuelta come Hinault e Anquetil Ma Vincenzo e Fabio sanno come si vince la maglia rossa...

Si riparte dalla Francia, dove Chris Froome tre settimane fa ha celebrato a Parigi la sua quarta maglia gialla in carriera. Lì è stata messa la parola fine ad un Tour targato Sky e qui, domani sera, prenderà il via la 72esima Vuelta di Spagna, che da alcuni anni è un prodotto francofono, visto che è targato Aso, quindi Tour de France.

Tutti contro il dominatore di Francia, che sogna l'accoppiata con il Giro di Spagna, riuscita nella storia del ciclismo solo a due grandi miti del passato: Jacques Anquetil (1963) e Bernard Hinault (1978).

Sarà il britannico, nato in Kenya e cresciuto in Sudafrica, il faro della corsa che prenderà il via domani da Nimes con una cronosquadre di 14 chilometri, tra Marsiglia e Montpellier.

Il keniota bianco vanta in carriera tre podi - ma mai una vittoria - nella corsa a tappe iberica che, da quando il calendario è stato riformato, chiude la stagione dei Grandi Giri. «Sento certamente di avere come un conto in sospeso con questa corsa ha dichiarato qualche giorno fa il capitano del Team Sky -. Ho finito secondo tre volte, ma ho buone sensazioni per quest'anno. Non sono mai arrivato alla Vuelta con una squadra così forte e attrezzata e la cosa mi conforta molto. È una corsa che amo, ma è inesorabile. Il percorso è sempre molto più ricco di montagne rispetto al Tour de France e le condizioni sono più dure. Essendo metà agosto in Spagna, è abbastanza comune trovare temperature anche di 40 gradi. Come definire una corsa così? Brutale».

Sì, una corsa brutale, ma anche definitiva, perché è l'ultimo Grande Giro della stagione: l'esame di riparazione per molti corridori. Per Alberto Contador, ad esempio, sarà invece la corsa finale. La sua ultima recita prima dell'addio alle corse. Il fuoriclasse di Pinto ne ha corse 4, e ne ha vinte 3. Un anno fa, su queste strade, si è classificato al 4° posto.

Attenti però anche a quei due, che poi sono i nostri due: Nibali e Aru, in rigoroso ordine di nascita. Il siciliano torna in Spagna dopo l'allontanamento per traino nella seconda tappa della Vuelta 2015. Qui ha ottenuto nel 2010 la sua prima grande vittoria in un Grande Giro. Nel 2013 ha perso per un soffio la corsa da Horner. «Torno con la convinzione di poter correre una grande Vuelta dice il siciliano, che a maggio è arrivato 3° al Giro -. C'è una grandissima partecipazione, e quindi non sarà assolutamente facile, ma io sono assolutamente pronto alla sfida. Ci saranno tanti arrivi in salita, alcuni non propriamente adatti a me, visto che sono brevi ed esplosivi, ma mi sono preparato molto per poter essere reattivo come devo essere. Rivincita per l'allontanamento brutale di due anni fa? No, dico solo che in quell'occasione la giuria esagerò come quest'anno, al Tour, ha esagerato con Sagan. Ma quella è acqua passata, io sono abituato a guardare sempre avanti».

Guarda avanti anche Fabio Aru, 5° all'ultimo Tour de France, che con un pizzico di fortuna poteva valergli anche qualcosa di più prezioso. «L'ultima settimana è stata condizionata da una bronchite spiega il corridore sardo, che è al centro del mercato estivo (quasi certo l'addio all'Astana e l'approdo alla UAE Emirates di Beppe Saronni, ndr) -. Dopo il Tour ho pensato a recuperare forze fisiche e mentali e ora sono pronto ad una nuova battaglia. Qui ho vinto due anni fa. Se penso al bis? Io penso sempre ad ottenere il massimo, ma non sono il solo».

Difatti non sarà solo, visto che dovrà fare i conti oltre che con Froome e Nibali, anche con Bardet e Barguil, tanto per fare qualche nome. «Ma l'uomo di riferimento aggiunge Aru è chiaramente Froome. Lui è convinto di poter centrare il bis dopo il Tour. La sua squadra come tradizione è fortissima, ma noi dell'Astana non siamo da meno».

Saranno 198 i corridori al via (22 team da 9 corridori, ma alla Bmc mancherà Samuel Sanchez, olimpionico nel 2008, trovato positivo a un ormone della crescita). 21 tappe e 3.324 i chilometri da percorrere, tra Francia, Andorra e Spagna: da Nimes, la Roma francese per la bellezza dei resti, a Madrid, dove la corsa terminerà il prossimo 10 settembre. Le prime montagne sin dalla terza tappa, anche se per il primo vero arrivo in quota bisognerà aspettare l'11esima frazione, con il traguardo dell'Osservatorio Astronomico di Calar Alto. Sierra Nevada e l'Alto dell'Angliru saranno le ascese regine di una corsa che guarda molto all'insù. Tosta, e probabilmente decisiva (16° tappa) la cronometro individuale di 42 km. Questa farà più danni delle tante montagne.