Froome re del Ventoux e del Tour

L'inglese d'Africa annienta Contador (a 1'40'') e gli altri con facilità disarmante. E sfiora il record di Pantani

Non ci sono più dubbi: Chris Froome è il vincitore del Tour de France numero cento. Si va al riposo con il keniota bianco ampiamente al comando dopo la fenomenale vittoria di ieri sul Mont Ventoux.

L'aveva detto: «Mi piacerebbe tanto vincere su quella vetta che ha fatto la storia del ciclismo». L'aveva detto, e ieri ha appagato il proprio desiderio con disarmante facilità. Con straripante forza.

Per il Froome di ieri bisognerebbe ricorrere a tutti i superlativi del caso, perché il leader del Team Sky, che ha scalato gli ultimi otto chilometri a quasi 100 pedalate al minuto è stato semplicemente di un altro pianeta.

Un gigante al cospetto del gigante della Provenza. Lassù, tra la pietraia che riverbera la luce e l'osservatorio che scruta il cielo, qualcuno, un giorno, dovrà studiare anche Chris Froome. I primi dati, però, ci lasciano inequivocabilmente a bocca aperta. Gli ultimi quindici chilometri Froome li ha percorsi in 47'40", Lance Armstrong al Tour del 2002 ci impiegò 48'33". Il Pantani del 2000, quello che duellò fin su al traguardo con il texano, impiegò 49'01" (il record però è sempre del romagnolo, che nel 1994 impiegò 46'). A onor del vero bisogna anche portare a supporto della prestazione di Froome il fatto che ieri il vento soffiava alle spalle dei corridori e la temperatura non era impossibile come in altre circostanze, ma quello che ci ha lasciato basiti è la facilità con la quale l'inglese si è sbarazzato della concorrenza. Ci è davvero sembrato un gigante tra nani.

Ha annichilito Alberto Contador (sesto al traguardo a 1'40''), che non sarà il migliore di sempre, ma nel momento del massimo sforzo l'ha portato fuori soglia ad oltre 123 pedalate al minuto e l'ha letteralmente schiantato. Nairo Quintana, 23 anni, colombiano, scalatore puro e brevilineo con doti non comuni da "grimpeur", maglia bianca di miglior giovane, è stato ridicolizzato da un atleta che come stazza è il doppio di lui.

Agile e potente, Froome. Cocciuto, affamato e determinato, il britannico. Sgangherato e inguardabile come pochi in bicicletta, come stile. Froome lascia basiti però per le sue rabbiose progressioni: quando parte sembra che lo stia facendo in un tratto di pianura, non in salita. A vederlo, per la sua frequenza di pedalata, ci ha ricordato il miglior Armstrong. Mentre per la sua rabbiosa foga e voracità ci è venuto in mente Bjarne Riis: sappiamo bene la storia sia dell'uno che dell'altro.

Per chi non avesse avuto modo di vedere la gara, la miccia è accesa da Nairo Quintana che esce quasi subito dal gruppo dei migliori e rimane al comando con Nieve fino ai meno 7. Poi Porte fa a pezzi il gruppo, e Froome completa l'opera facendo a pezzi tutti.

Quando mancano poco più di 7 chilometri al traguardo, la maglia gialla dà gas e "Vroom vroom" Froome parte come se fino a quel momento avesse semplicemente giocato. Prima va a riprendere Quintana e poi lo stacca quando all'arrivo mancano 1800 metri, dopo l'ennesima violenta e micidiale accelerazione.

Non ci sono dubbi, questo Tour è oramai di Chris Froome. Anche se il keniano bianco con passaporto britannico dovrà, in questa settimana che resta da correre per pura formalità, convincere il mondo intero che la sua straripante forza è frutto di lavoro e di talento contenuto tutto nel proprio DNA. Dovrà fugare via i dubbi, che regnano in carovana. Questo ragazzo, dai modi gentili, dalla disponibilità contagiosa, dovrà esibirsi quindi nell'impresa più ardua. Sconfiggere anche i sospetti e chi dubita di lui. E non sarà facile come scalare il Mont Ventoux.