Froome, il volto nuovo per il Tour numero 100

La carovana parte domani dalla Corsica con un solo super favorito e un solo rivale: Contador. L'Italia senza Nibali farà da comparsa

Cento volte Tour. Il compleanno è storico. Per i francesi, inguaribilmente modesti, un traguardo del genere è stratosferico, grandioso, inimitabile. Questo prodigio dell'umanità salpa domani. La metafora marinara stavolta è doverosa: la carovana gialla, con il suo sovraccarico di telecamere e di soldi, comincerà a muoversi dalla Corsica. Per qualcuno dei locali sarà sorprendente apprendere d'essere francese, ma lo choc sarà superato all'idea che in fondo il Tour è partito tante volte in territorio straniero.
Tre tappe sull'Isola di Napoleone, quindi tutti a Nizza per il primo match vero della contesa seriale: sarà una cronosquadre di 25 chilometri a stabilire le prime cose attendibili. E a proposito di cronometro, trattandosi di Tour, bisogna subito riconoscere che questa volta i francesi ci sono andati piano: ne prevedono altre due individuali, una di 33 e una di 32 chilometri. Non è pochissimo, ma conoscendo il loro gusto perverso per la specialità poteva andare molto peggio. Invece, al centenario, hanno deciso il colpo di vita: meno peso alla cronometro, più peso alla montagna. Piuttosto inedito, piuttosto singolare. Capaci che poi per vedere un'altra edizione montagnosa bisognerà aspettare altri cent'anni. Ma non cadiamo nel pessimismo, al momento prendiamo la decisione eccentrica e teniamocela stretta. Potrebbe davvero essere che stavolta il Tour non ci tramortirà con la sua leggendaria noia, particolarmente letale negli assonnati e afosi pomeriggi di luglio, vero toccasana per l'abbiocco post-grigliata.
Se nelle passate edizioni era tutto condensato in due-tre tapponi, stavolta c'è di meglio e c'è di più. Al grido famolo strano, il Tour andrà prima sui Pirenei, quindi volerà al nord, quindi ridiscenderà al sud per le grandi sfide alpine. Sembra abbiano messo in mano la matita a un disegnatore bendato, o a un alcolista perso. Il risultato però è indubbiamente buono. C'è persino il ritorno sul Mont Ventoux, c'è persino la tappa con la doppia scalata all'Alpe d'Huez.
Questo il ring. Chiunque però conosce la regola: non c'è percorso, per quanto suggestivo, che possa rendere memorabile un Tour, se per strada non si battono adeguati campioni. Rispetto al solito, quest'anno non si può dire che la Francia avrà il meglio del meglio. Per restare nel Rotary, mancheranno tanto per dire sia Nibali che Wiggins, entrambi consumati dal Giro, il primo per stravincerlo, il secondo per straperderlo.
L'assenza dell'inglese, in particolare, toglierà al Tour Cento uno dei sapori più forti: sarebbe piaciuto a tutti vederlo coabitare con il compagno Froome, il kenyano naturalizzato english, stavolta però nelle vesti di assistente alla regia, come promesso l'anno scorso, quando lo stesso Froome, a tratti molto più irresistibile di lui, si mise al suo servizio per portarlo a Parigi in giallo. Niente da fare, niente parti invertite e favori restituiti: Froome, e con lui lo squadrone Sky, non avrà l'alternativa. Sarà il solo capitano della squadra, unico e indiscusso, con un solo risultato utile a disposizione: la vittoria. Qualunque altro obiettivo, per Froome e per la Sky, sarebbe un fallimento. Cioè un vero disastro, perché una squadra del genere non potrebbe sopportare la seconda sconfitta, dopo quella del Giro. Non sono certo i secondi posti degli Uran a salvare i bilanci e la reputazione di certi team.
Il gusto del Tour a tre cifre, così, è già illustrato: si tratta di vedere se questo Froome, sinora straordinario numero due, saprà rivelarsi anche imbattibile numero uno. In tutti i campi della vita, una cosa non significa automaticamente l'altra: le responsabilità e gli stress dei numeri uno, spesso, finiscono per stritolare dei fenomenali numeri due. C'è da dire che in questa prima parte di stagione Froome ha lasciato intuire qualche segnale piuttosto chiaro: ha vinto tutte le gare a tappe disputate. Il Tour, però, è un'altra cosa. È un'altra corsa. Non perdona, non permette, non chiude mai un occhio. Il Tour è il Tour.
Avanti, Froome: fuori la stoffa. Se c'è davvero. Il test si chiama Contador. Nelle previsioni, il Tour Cento sarà tutto chiuso in questo duello, date le assenze degli altri supervip. E l'Italia? Gelo in sala. Siamo lì in diciotto, senza un nome in grado di fare il solletico a quei due. Fuori Nibali, il nostro ciclismo spera tanto in una vittoria di tappa del giovane Moser, nipote di. O del solito Cunego. Non ci possiamo permettere altri sogni. Solo incubi.