Furia Mihajlovic tra Ljajic al gabinetto e Obi ragioniere

Domenico Latagliata

Torino Spavaldo. Disinvolto. Dritto al punto. È fatto così, Sinisa Mihajlovic. Senza freni, spesso. E ai tifosi (sanguigni) del Toro piace. Lo è sempre stato, comunque. Pure al Milan, quando spiegò che «anche a me piacciono le fragole, ma non devono costare come ostriche», per rendere l'idea della valutazione esagerata data dalla Roma a Romagnoli. Se deve dire una cosa, lo fa. E se qualcuno non capisce, ci sta anche la coloritura. L'ultima puntata dopo la sconfitta del Toro contro l'Inter, quando un cronista (un po' improvvido, a dirla tutta) gli ha chiesto due volte il perché della fuga di Ljajic nello spogliatoio a fine gara. Risposta fulminante: «Aveva la cag.... Hai capito? O ti devo fare un disegnino?». Anche no, grazie. Dopo di che, se qualcuno non lo soddisfa, il serbo mica gliele manda a dire: «I crampi di Obi? Se uno li ha dopo sessanta minuti, vada a fare il ragioniere». Categoria con la quale il serbo fa fatica a prendersi bene, visto che all'inizio della sua avventura granata disse che «se uno non è motivato a giocare il derby, meglio faccia il ragioniere». Altro? Certo: «E' difficile per Benassi essere capitano a 22 anni? No. Non è facile svegliarsi alle 4,30, andare a lavorare alle 6 e non arrivare a fine mese. Lui invece deve essere contento e orgoglioso: ha 22 anni, gioca nel Toro e ne è capitano».

Condottiero. Sergente. Uomo duro. Che nell'attuale calcio di plastica e politicamente corretto ci sta benissimo, proprio perché unico. E poi è così da sempre, mica lo è diventato. Pare infatti che al Milan, dopo due partite e un'amichevole, venne richiamato ad Arcore per ammorbidire certi suoi modi. «Chi non gioca deve stare zitto», disse a un certo punto, con tanto di lista dei cattivi. Con Balotelli, poi, è stato amore-odio: un suo assistente lo bloccò infatti prima che si scagliasse contro la versione indolente di quello che all'epoca certo non era SuperMario. A Vasco Regini, ai tempi della Samp, era andata pure peggio perché l'imbufalito Sinisa era entrato in campo al termine di un derby strattonandogli la maglia e dicendogliene di tutti i colori: «Certi errori non li accetto», aveva poi spiegato davanti a taccuini e microfoni. Prendere o lasciare: questo è Miha.