Garcia, Gasp e quei presidenti. Calcio burlesque sotto l'albero

La Roma s'incarta, le liguri anche, la Signora festeggia da sola. In tribuna mancano veri patron. E Conte si sente prigioniero

Ferrero, presidente della Samp

Natale moscio per chi avesse pensato a ricchi premi e cotillons . La Juventus non molla, si rialza, ribadisce che Zemanlandia è una favola, nel senso che non ha nulla a che fare con la realtà, le altre, indicate a molestare la capolista, sbandano, si intossicano di parole e polemiche. La Roma di Garcia si è incartata in Champions e non ha trovato vie di uscita vere in campionato, il mani di De Jong è un alibi che regge una sola notte anche se si trascinerà fino a primavera. Non c'è complotto, semmai Garcia insiste su Totti che non può essere discusso per la sua carriera ma quando c'è da ballare inciampa negli anni e tiene sotto schiaffo tutto il gruppo, perché chi lo tocca muore. La Roma, si sa, aspetta la partita di ritorno contro la Juventus per dimostrare, come sostiene il suo allenatore, che i 3 punti di vantaggio sono frutto di altrettanti gol irregolari, dunque di una truffa. Intanto la squadra gioca un football lento e con una sola smazzata: Gervinho pensaci tu. Il bunker organizzato dal Milan di Inzaghi è bastato a fermare la Roma che con il Sassuolo si era salvata all'ultimo respiro. Garcia fa l'arruffapopolo, avendo intuito che così diventa il re della città contro tutto e contro tutti. Dice che le nostre regole sono strane, quelle francesi lo avevano squalificato per insulti a un arbitro. Capita.

Chi sta dietro le due non sta meglio, perché la coppia genovese, appena celebrata come nuova realtà del nostro campionato, improvvisamente va a ramengo, il Genoa contro il Torino, reduce da sconfitte, e la Sampdoria finisce in affanno contro l'Udinese. Non credo che Preziosi possa accennare nuovamente a strane cose politiche anche nella città torinese, così come Ferrero si dovrebbe dare una calmata in tribuna in attesa di lavorare per Chiambretti, perché ormai i cosiddetti settori "autorità" e "d'onore", sono diventati un circo equestre, un burlesque ridicolo a Torino, Milano, Firenze, Genova, l'importante è farsi riconoscere, un balletto non si nega a nessuna telecamera. Se ripenso a Fraizzoli, Viola, Ferlaino, Agnelli, Ugolini o Baretti, i loro eredi sono marionette in linea con lo spettacolo contemporaneo. E lo stesso riguarda la categoria dei giornalisti.

Il football, per fortuna, non è scienza esatta e un turno di campionato, l'ultimo dell'anno solare, ribalta sentenze e certezze. Visti molti gol, direi troppi, non un buon segno per le difese, anzi non si segnalano più veri e grandi difensori, molti portieri sono da spiaggia anche per la divisa indossata, aumentano i passaggi arretrati con tutte le gaffe di contorno, non si registrano dribbling a centrocampo ma passaggi in linea orizzontale, la Juventus di Allegri è diversa da quella di Conte per agonismo non per qualità, anche se alcuni bianconeri si affrancano dal passato e citano Conte come «il precedente allenatore», aggiungendo che i risultati sono stati ottenuti anche grazie al senso di responsabilità dei calciatori e della società. Lo ha detto Buffon che è il capitano e dovrei chiedere allo stesso Buffon dove fosse, quattro anni fa, prima di Conte, il senso di responsabilità dei giocatori e della società. Ma la riconoscenza non fa parte del football, anzi. Per esempio Sarri è diventato l'uomo che fa giocare come non mai l'Empoli, è il mister 33 per il numero di schemi vincenti, non si finisce mai di imparare. Ma l'Empoli di Spalletti o quello di Silvio Baldini che squadre erano? Bocciofile?

Contano soltanto le fazioni, come accade in federcalcio e in lega, Antonio Conte è in crisi di identità, si è reso conto di avere sottoscritto un impegno per motivi di onore alla maglia azzurra (il salario è alto ma chi l'ha voluto sapeva di prendere il migliore, dunque i moralisti si accomodino altrove) ma ha scoperto di essere un uomo solo al comando, accerchiato da beghe politiche e battaglie da condominio. Gli stage sono un pretesto, nel quale sono caduti in molti, compresi gli allenatori.

O il calcio italiano cambia testa, modo di allenare, di gestire calendari (oggi si gioca la supercoppa in Qatar! Ad agosto si va in tournée a fare cassa per rimediare a bilanci disastrati) e dunque di programmare, tutti assieme, o Conte potrà anche ripensare al proprio impegno. Non accetterà di fare l'impiegato o di assumere lo schema a 90 gradi per accontentare gli astanti. Se dovesse ripensarci davvero, sarà un fallimento. Ma non il suo. A proposito, stasera, a Doha, cerchiamo di non farci riconoscere, tra facce di bronzo e premiazioni varie.