"Il generale, la nostra politica e il banchetto della maleducazione"

Ecco l'articolo che Mario Cervi, inviato in Cile, scrisse il giorno della vittoria della Coppa Davis. Una lezione di giornalismo

Dal nostro inviato a Santiago,

18 dicembre 1976

Con Pietrangeli e Panatta che in mezzo al campo dove era stato disputato il doppio issavano sulle loro teste la coppa Davis, si è chiusa la seconda giornata della finalissima. Con anticipo sul calendario ufficiale, questa sfida ha già avuto negli italiani i suoi meritatissimi vincitori, e il pubblico cileno, che pure si era abbandonato ad un tifo caldo e in qualche occasione rovente, ha tributato un grande applauso agli azzurri. Dopo un pomeriggio nuvoloso era tornato il sole, a salutare questa vittoria sportiva di enorme rilievo. Gli italiani presenti - perché domiciliati in Cile e perché arrivati dall'Italia - erano raggianti.

La cerimonia inaugurale - fissata, curiosamente, per oggi - ha aperto questa importante giornata del doppio. Cerimonia volutamente contenuta e semplice, con la fanfara dei carabineros che suonava gli inni nazionali, con gli alzabandiera, con le fotografie di rito, ed infine con un volo di colombe in omaggio - ha detto lo speaker - alla pace. Il generale d'aviazione Gustavo Leigh, membro della Giunta militare, anche questo pomeriggio presente in borghese, come già ieri, ha preso posto in tribuna solo dopo i preliminari protocollari, a togliere evidentemente ogni significato politico al suo intervento.

La serenità dell'ambiente non è stata dunque turbata neppure oggi. Peccato che i timori di strumentalizzazione politica - non in Cile, perché non ce n'è stata, ma in Italia - abbiano paralizzato a tal punto i nostri rappresentanti ufficiali da far temere che raggiungeremo domani, per il banchetto, il massimo della maleducazione. Il presidente della federazione italiana di tennis, avvocato Paolo Galgani, è arrivato in ritardo di proposito allo stadio, per non farsi vedere quando il suo nome è stato elencato tra quelli degli ospiti. E passi. Ma Galgani annuncia di non volere intervenire nemmeno alla cena finale per il timore che, giungendovi Leigh, gli si possa muovere l'accusa di collaborazionismo con il regime cileno. «Vadano pure Pietrangeli e la squadra» ha detto. Ma Pietrangeli ha rifiutato di far accollare a se stesso e ai giocatori una responsabilità che non compete loro.

Morale. Salvo ripensamenti, al banchetto ci saranno i cileni, ci saranno gli ospiti stranieri, a cominciare dal presidente della federazione internazionale di tennis Hardwick, non ci saranno gli italiani. Ma gli inglesi, si sa, sono dei rozzi principianti in tema di democrazia. La lezione dobbiamo dargliela noi. I professori. O attraverso la televisione che adora il monopolio, o attraverso dirigenti sportivi che hanno la voluttà del conformismo.