La Germania e una vendetta che prepara da vent’anni

Una squadra di presuntuosi, per di più poco organizzati, contro il Presuntuoso per eccellenza. Alla fin fine, due squadre a pezzi che oggi si giocano, insieme alle residue chance di qualificazione, un frammento di credibilità.
Olanda-Portogallo è quello che non ti saresti aspettato alla vigilia della manifestazione: una squadra ancora a zero punti in classifica, come mai le era accaduto nella storia degli Europei, contro una che nel turno precedente è rimasta in vita battendo la Danimarca grazie a un gol di Varela, uno che fa la riserva anche nel Porto. Di Cristiano Ronaldo, manco una traccia degna di nota visto che tali non possono essere considerati i due clamorosi errori sotto porta di cui si è reso protagonista contro i danesi. CR7 dice(va) di essere sereno e di non dovere dimostrare nulla, ma quando gli è stato chiesto un parere sul coro «Messi, Messi» che i perfidi danesi gli avevano appena sbattuto in faccia, anche lui è sbottato: «Lo sapete dov’era Messi a questo punto nell’ultima Coppa America? Era stato eliminato. E il torneo era pure a casa sua: stava peggio di me». Quell’Argentina era però arrivata almeno ai quarti di finale, mentre oggi il Portogallo rischia di fare le valigie, essendo costretto a vincere e a sperare che la Danimarca non faccia altrettanto.
Esistono anche altre combinazioni, ma in questi casi spaccarsi la testa con troppi calcoli non serve a nulla: si aspetta Ronaldo e basta. Secondo la Bbc, per vincere l’ansia da prestazione che lo ha colto, il giocatore preferito da Mourinho - fermo a 5 gol in 21 partite tra Mondiali ed Europei - sarebbe stato nelle ultime ore seguito in maniera particolare da Joao Pinto, discreto attaccante di qualche anno fa ora inserito nello staff tecnico del prossimo 43enne ct Paulo Bento. Magari funzionerà e magari no, anche se ieri il giocatore del Real non pareva avere capito fino in fondo la situazione visto il messaggio «per la qualificazione dipendiamo solo da noi» postato sulla sua pagina di Facebook.
Al Portogallo in realtà non danno molta fiducia nemmeno gli scommettitori: uno su due ha infatti privilegiato l’Olanda, pur essendo quest’ultima la squadra messa peggio, quella costretta a vincere con due gol di scarto sperando in un contemporaneo ko della Danimarca. Evidentemente il fascino del calcio totale e di chi ha piedi educati prevale ancora, pur se la squadra dell’abbronzato Van Marwijk è apparsa finora lontana parente di quella che solo due anni fa aveva perso la finale di Coppa del Mondo. Per di più, l’ambiente è sempre quello dove i nervi scoperti non si sanno nascondere: «Prima ero un eroe, ora sono solo il genero di Van Marwijk - ha detto ieri l’ex milanista Van Bommel, sposato appunto con la figlia del ct -. Capisco le critiche, ma non le trovo giuste. Negli ultimi quattro anni eravamo dei re, ora sembra che non valiamo nulla».
È la legge del campo, però, dove gli arancioni sono stati sculacciati prima dalla Danimarca e poi dalla Germania senza che i vari Robben, Sneijder e Van Persie riuscissero a metterci una pezza. «Perdere con la Germania non è uno scandalo - ha spiegato il ct - il problema è stato non trasformare le quindici occasioni da gol avute all’esordio. Due anni fa ci sentivamo imbattibili, ora subiamo reti evitabili perché abbiamo perso sicurezza e siamo nervosi». Intanto, la sua panchina scricchiola nonostante il contratto firmato fino al 2016 e i corvi hanno già cominciato a svolazzare: Hiddink, attuale allenatore dell’Anzhi, ha già fatto capire che sarebbe pronto a tornare in nazionale, Koeman ha una clausola che gli consentirebbe di lasciare subito il Feyenoord in caso di una chiamata importante. E poi c’è Frank Rijkaard, l’indiziato numero uno che al momento sverna al caldo dell’Arabia Saudita: la nostalgia del vero calcio, però, è dietro l’angolo.