È già la coppa di Neymar ma tutti aspettano Bebeto jr

Il neo blaugrana ha messo la prima firma sul torneo. Il Brasile però guarda avanti: il futuro è Mattheus

«Passa il tempo e stiamo migliorando - ha detto Luis Felipe Scolari-. Se va avanti così finisce che tra un po' diventiamo anche una squadra».
Autocommiserarsi a Rio fa sempre moda, anche se lì si dice per tirare avanti, la realtà magari maltratta però la fantasia è sempre in volo. E poi adesso calma, non c'è più solo la favela a raccontare storie con le case dai tetti di latta, da quelle parti l'economia va forte, non è ancora per tutti ma uno buono si porta a casa anche 700.000 euro all'anno. Come Hernane, o'Brocador, il nove del Flamengo che ha un apelido che sarebbe piaciuto molto a Nereo Rocco perché rasa tutto quello che trova sulla sua strada, se è il pallone fa niente. Il decespugliatore, come è soprannominato, ha 27 anni e fa un sacco di gol ma Felipao non l'ha convocato, ha preferito Fred della Fluminense, la squadra dei ricchi di Rio, e ha lasciato a casa lui che gioca in quella più popolare e anche più amata. Scolari sa che il giorno delle convocazioni può già essere un primo passo verso la lapidazione.
È lì davanti che il Brasile ha costruito la sua leggenda. Ma Scolari non ha i cinque dieci come a Messico '70, Jairzinho (Botafogo), Gerson (San Paolo), Tostao (Cruzeiro), Pelè (Santos) e Rivelino (Corinthians), nessuno centravanti-puro, tutti-fenomeni, e quindi ha dovuto chiamare Hulk dallo Zenit di Spalletti per fargli fare a sportellate con le difese, non ha Romario, neppure Ronaldo, e s'arrangia con quello che ha, Neymar da Silva Santos Júnior, di Mogi das Cruzes, fuori San Paolo, un '92 su cui ha caricato tutto. Il lavoro più difficle è cercare di tenere con un profilo basso uno già considerato l'erede di Pelè.
Di eredi è pieno l'universo del Brasile ma Neymar che fino a un anno fa stentava a rilasciare interviste perché si vergognava, adesso è la stella di questa Confederations, più di Iniesta e Xavi che qualcosa hanno vinto e presto gli giocheranno assieme. È costato 57 milioni al Barcellona e ne prenderà 7,5 a stagione, una montagna di soldi che si autofinanza e in Brasile se la ridono perché dicono che poteva finire da noi, perché qualunque cifra costi il suo cartellino è destinata a moltiplicarsi nel giro di tre o quattro stagioni, è tutto già scritto, bastava crederci. Lui, Neymar, nel giro di un anno si è scafato mica male, non esiste che dica male di qualcuno, solo parole dolci per tutti e quando gli hanno chiesto se avvertiva questa enorme responsabilità, aveva già la risposta scritta: «Ormai si gioca quasi tutti i giorni e io non posso fare gol tutti i giorni».
In fondo, dicono dalle sue parti, è solo uno dei quasi duemila giocatori che lasciano il Paese ogni anno per guadagnare di più, dalle Far Oer all'Australia, Giappone, Europa, Arabia, non ha importanza, in Brasile tutti giocano a calcio e non c'è posto per tutti. Il ragazzo però non è soltanto uno dei tanti e sta imparando il ruolo: «Dio mi ha regalato il dono di giocare a calcio e io ho scelto la numero dieci di Pelè».
Poi magari dietro questa Confederations c'è una storia sconosciuta come quella di Maradona nel '78 e Ronaldo nel '94. Quando il migliore osservò e basta.
C'è un nome che gira in Brasile ed è quello di Mattheus de Andrade Gama De Oliveira, il figlio di lagrima Bebeto. Proprio lui, quello che quando segnava mimava il bimbo in culla e ai Mondiali in Usa lanciò la moda. Quel bambino del '94 adesso gioca e gioca forte. La Juventus c'era sopra per 5 milioni, poi quelli del Flamengo si sono dati una svegliata, hanno chiamato il ragazzo e l'hanno messo sotto contratto. Il padre spinge, è naturale, nella recente partita di beneficenza fra amici di Ronaldo e amici di Bebeto l'ha schierato e l'ha fatto conoscere in giro. Gioca in mezzo al campo, 1,85 di forza e fantasia, e adesso è lì che aspetta, intanto manda avanti Neymar. Il rischio è altissimo, l'unica volta che il Brasile organizzò qualcosa è stato nel '50 e con l'Uruguay si sa come andò a finire. Una tragedia senza limiti, cambiò perfino il colore della maglia, prima giocava con la casacca bianca e blu. Chissà come va a finire questa volta.