«Il Giappone mi stupisce Italia? Mai così compatta»

Caro Zaccheroni, complimenti per la qualificazione al mondiale: il Giappone è il primo della lista…
«Grazie ma non si tratta di grande impresa: è la 5ª volta consecutiva che il Giappone si qualifica. Averlo fatto con due turni di anticipo è semmai motivo di soddisfazione e possiamo spendere il tempo rimasto per organizzare al meglio il mondiale».
C'è una spiegazione tecnica per questo risultato prestigioso?
«I fattori sono essenzialmente tre: 1) il successo in coppa d'Asia che ha dato convinzione nei propri mezzi. 2) aver ringiovanito dal punto di vista anagrafico il gruppo dei nazionali. 3) la scuola di calcio europeo, frequentata da 31 di loro, è stata utile per migliorare cultura e conoscenza tattica».
Veramente c'è anche un'altra novità: Zaccheroni, dopo una vita, lei ha cambiato sistema di gioco. Come mai?
«É vero, sono passato al 4-2-3-1, ma solo perché mi sono adattato alle caratteristiche degli uomini e in attacco ho sempre quattro pedine schierate. Non sono tornato indietro, insomma nella mia concezione di gioco».
A che livello è il calcio giapponese?
«É migliorata la tecnica, positiva la filosofia di gioco acquisita, in crescita il mestiere, resta purtroppo il deficit fisico che può sempre scavare la differenza rispetto alla concorrenza».
Merito dello staff italiano?
«No, merito assoluto di un paese capace di stupirmi giorno dopo giorno. Perché è dotato della cultura del lavoro e del sentimento con cui affrontano ogni sfida, specie se sportiva. Sono sempre alla ricerca di emozioni nuove e quando hai un popolo dotato di queste qualità, nessun traguardo, in qualsiasi campo, è precluso».
Tra un po' in Brasile comincia la Confederations cup e ci sarà la sfida con l'Italia di Prandelli: che bilancio ha il nostro ct?
«Eccellente e non solo per il secondo posto agli Europei e il primo nel girone di qualificazione mondiale. Ha fatto un grande lavoro in tre direzioni: ha ringiovanito il gruppo, ha migliorato la qualità del gioco, ha dato alla Nazionale una compattezza mai segnalata in precedenza».
Con la variabile impazzita di Balotelli: ha visto l'ultima sceneggiata di Praga?
«Mario è sempre un terno al lotto, non sai che numero esce e come può reagire dinanzi a certi eventi. Negli ultimi mesi, visto soltanto da fuori, mi sembrava avviato sulla strada giusta però, sulla strada della maturità».
Honda viene reclamizzato e proposto per il mercato italiano: quanto vale?
«Non tocca a me che sono il suo ct metterlo in vetrina. Dico solo: è un buon giocatore».
Ci racconta come è andato il contenzioso tra Nagatomo e l'Inter?
«Nessun dissidio, posso garantirlo. I medici hanno deciso che non era il caso di intervenire chirurgicamente e così han fatto».
Che effetto le fa vedere Gattuso allenatore del Palermo?
«Sono molto incuriosito di vederlo all'opera. Ai miei tempi a Milanello era appena un ragazzo rientrato dalla Scozia, poi è diventato calciatore di primissimo livello. L'unica difficoltà è la seguente: bisogna vedere quanto impiega a liberarsi dalla mentalità del calciatore».
Se l'aspettava la tormentata conferma di Allegri alla guida del Milan?
«Per giudicare bisogna conoscere dall'interno la questione. E io so solo quel che hanno scritto i giornali. Poi non frequento il Milan da 15 anni, nel frattempo sono cambiate tante cose. Di sicuro la continuità non può che far bene a una squadra rivoluzionata dallo scorso mercato».
Lo sa che il candidato di Arcore sarebbe stato Seedorf?
«Non mi meraviglio. Uno come lui può fare l'allenatore perché è dotato certamente di idee. Gli sarebbe mancato il metodo d'allenamento che si acquisisce solo con l'esperienza».
Mazzarri invece all'Inter che ostacoli troverà?
«Vedrete: farà benissimo. Conterà sulla voglia di riscatto del gruppo. E poi non partecipare alle coppe ti consente di risparmiare il 20% di infortuni. Io l'ho provato al primo anno di Milan. E arrivò lo scudetto».
Qui continuano a parlare di modello Bayern: condivide la moda o sta diventando un luogo comune?
«Ho visto le due sfide con i tedeschi in Champions: c'era tanto Bayern, ma anche tanta Juve che resta la numero uno in Italia».