Girano ai galli ma girano anche le sue gambe

Nel giorno del loro tricolore, sventola il nostro: non è male. Sono soddisfazioni. Soprattutto perché i nostri cugini d'Oltralpe stanno facendo di tutto per mettere il nostro ragazzo in difficoltà con ogni mezzo, alimentando polemiche sterili e, soprattutto, prive di fondamento.

In ogni caso è uno solo il modo per metterli a tacere: fare come ha fatto ieri nel primo arrivo pirenaico Fabio Aru. Attaccare e metterli in difficoltà. È vero, ha vinto Bardet, ottimo corridore anche lui, ma il nostro si è vestito di giallo. Essere il leader della corsa più importante del mondo non è cosa di poco conto, anche se la strada è ancora molto lunga e ricca d'insidie: Parigi è ancora lontana.

Fabio ha tutto per poter lottare fino alla fine. Per provare a contendere questo Tour a Froome, che mi pare più umano, più vulnerabile rispetto agli altri anni. Fabio è stato premiato per la sua determinazione, per la sua costanza e la sua voglia di lottare di fronte alla fatica: anche nelle situazioni più difficili. Sta facendo grandi cose in corsa, ma la sua grandezza è da ricercare anche fuori.

Per quello che ha saputo fare prima del Tour e dopo l'incidente al ginocchio che gli ha impedito di correre il Giro. Il peso perso. I dietro moto fatti per migliorare in salita. Oggi ammiriamo l'Aru più forte di sempre. Più maturo, più consapevole e capace di saltellare leggero suoi pedali. Capace di fare grandi azioni fuorisella. È un Aru nuovo e concreto, che fa paura a Froome e ai francesi. Ai quali gireranno sempre di più, ma l'importante è che anche a Fabio continuino a girare: le gambe.