Il Giro parla australiano ma l'Italia va: Ulissi e Aru

La maglia rosa Matthews si squaglia, Scarponi abbandona sul Carpegna Evans nuovo leader, ma si aspetta Quintana sulle Alpi. Anche se prima...

L'Italia che va. L'Italia che crolla. L'Italia che spera. E l'Australia che domina. Prima salita vera, quel Carpegna che ha cullato il mito di Pantani, e subito il Giro spara fuochi d'artificio. Il più incantevole è il perfetto bis di Ulissi, del nostro giovane più atteso e più dotato, a 24 anni ancora un enigma da risolvere, ma da adesso decisamente un po' meno enigmatico. A Monte Viggiano una legnata letale sul percorso disegnato su misura, a Montecopiolo la gara perfetta: grande difesa su pendenze non sue, quindi la freddezza di sparare il colpo decisivo nel punto e nel momento giusto di una tappa molto complessa.

«È fortissimo, ma non lo sa», dicono di lui i suoi tecnici. Per non smentirli, Diego festeggia così: «Oggi volevo fare una gara passiva. Era già molto restare con i primi. Sono abbastanza incredulo di quello che ho fatto…». Nonostante se stesso, Ulissi è qui. Ulissi è l'Italia che va. Lui e l'altro ragazzo nostro, quell'Aru che deve misurarsi proprio in questo Giro nella specialissima prova della classifica generale, e che puntualmente nella prima sfida di montagna si fa trovare con i migliori. L'Italia che spera.

Ci vuole molta calma, il Giro è ancora tutto da fare e da inventare: ma di questi segnali si sentiva un bisogno vitale. Ulissi c'è. Ulissi insiste. Ulissi chissà. Ma per quest'Italia che va, c'è purtroppo subito anche un'Italia che crolla, nel segno di Scarponi, tumefatto dalla caduta di Cassino: niente da fare, troppo forte il dolore, agonia sul Carpegna e Giro 2014 già chiuso. Dei tardoni ci resta solo Basso, finora defilato, però presentissimo. Giovani e anziani, tutti quanti devono però assistere al dominio dell'Australia: a picco - come previsto - la giovane maglia rosa Matthews, subito leader Cadel Evans. «Persinou troppou prestou - dice nel suo italiano maccheronico - ma in questa settimanai abbiamo fatto un gran lavorou». A 37 anni, 12 anni dopo la sua prima maglia rosa, Evans ha in tasca un Tour e un Mondiale. Sposato a una pianista italiana, sogna di chiudere la carriera con il Giro. Mettiamola così: s'è messo sulla strada giusta. È espertissimo, è lucidissimo, sembra pure preparatissimo. Però attenzione. Come dice lui per primo, «il Girou non è ancora cominciatou. Ho un buon vantaggiou, ma con l'arrivo della montagna i distacchi saranno tremendi. Qui bisogna andare avanti un giornou per volta…».

Tutti lo vedono come un precario della maglia rosa. Co-co-co. Si sente dire che nella cronoscalata del monte Grappa e sullo Zoncolan il colombiano Quintana lo farà nero. Il discorso trasuda indubbiamente una logica stringente: anche Quintana, il superfavorito in sonno, prima o poi vorrà ben esplodere. Mi pare però che i calcoli non siano così scontati. Evans ha già vantaggi niente male, tanto per cominciare. «Certo insuffienti», specifica lui stesso. Ma soprattutto qui si parla soltanto delle montagne finali, dimenticando che prima i signori del gruppo sono attesi da una monumentale cronometro da Barbaresco a Barolo (42 chilometri), per qualcuno esercizio da sbornia vera. Metti il caso che Evans, specialista del ramo (della crono, non del Barolo), ne esca con un vantaggio ancora più pesante, hai voglia poi di vedere i Quintana e gli Uran colarlo a picco sulle Alpi. Ce ne vuole. Servono attacchi mostruosi e distacchi giganteschi. Proprio qui, dove invece è lo stesso Ulissi a denunciare «un grande livellamento, un generale livellamento».

E allora? Allora la storia si fa interessante. Nessuna certezza, nessuna chiarezza. Già oggi a Sestola si arriva nuovamente in salita. Non è il Mortirolo, ma qui ormai tira proprio un'aria strana: nel livellamento generale, basta un niente per sconvolgere il tutto. Fight for pink, ostrega.