"Gliel'avevo promessa: al rientro la porterò alla famiglia di Scarponi"

Aru: «È per Anna e i piccoli Giacomo e Tommaso Sognavo da sempre questo momento. Ma è lunga»

Si guarda attorno incredulo. Cristian Valente, il massaggiatore di Fabio Aru, abbraccia il suo ragazzo e gli dice: «Ce l'hai fatta, sei in maglia gialla!». Fabio sorride, riprende fiato, cerca di riordinare i pensieri dopo un finale mozzafiato. Un lungo sospiro, prima di lasciarsi andare al racconto di una giornata che, comunque vada, è già storia. «Sono felicissimo dice la nuova maglia gialla -. Nella vita bisogna provarci, io oggi (ieri per chi legge, ndr) l'ho fatto a 350 mt dal traguardo. Lo strappo era veramente duro, ma ho pensato ad andare a tutta fino all'arrivo e ora mi godo un'emozione indescrivibile. Vestire la maglia di leader nella corsa più importante del mondo è una delle cose più belle che può provare un corridore ciclista. Mi mancava proprio questa maglia. Dopo quella rosa del Giro e quella rossa della Vuelta, sono felicissimo di poter vestire anche questa. In ogni caso restiamo con i piedi per terra. Siamo solo alla 12ª tappa, ne mancano ancora tante. Il risultato ripaga in parte il grande lavoro dei miei compagni: Dario Cataldo è stato costretto a fermarsi ieri, Jakub Fuglsang ha tenuto duro, ma con due fratture era difficile continuare e lui ci è riuscito. Ringrazio anche tutti gli altri per avermi tenuto davanti tutto il giorno. Questa maglia è dedicata a loro».

Così è comprensibile che Fabio, nel giorno più dolce di un anno fin qui terribile per la scomparsa di Michele Scarponi, il primo pensiero lo spedisca alla suo team, ai suoi compagni di avventura. «Ero partito per la Francia con una promessa: se vesto la maglia gialla, la porto ad Anna e ai piccoli Giacomo e Tommaso. La maglia c'è, ora spero di poter lottare fino alla fine per poter portare a Filottrano, alla moglie di Michele, la maglia più importante», aggiunge il sardo.

C'è grande commozione attorno all'Astana. Attorno a questa squadra che sta correndo con delle motivazioni immense. Anche se il navigato Beppe Martinelli, getta acqua sul fuoco. «Siamo felici, questo è evidente. Ma lasciateci godere questa giornata in serenità. Facciamo un passo per volta, come abbiamo fatto fin qui. Quella di quest'anno è una stagione complicata, difficile e anche amara. Anche in questi giorni ce ne sono successe di ogni, ma noi andiamo avanti per la nostra strada, convinti di poter fare grandi cose. E le faremo».

Da parte nostra cerchiamo di stuzzicarlo, su quello che potrà succedere, e soprattutto sugli avversari che venderanno cara la pelle. «Ora ci attende una tappa breve, ma insidiosissima. Froome sarà arrabbiatissimo, e vorrà certamente recuperare ciò che ha perso. Ma noi siamo pronti alla sfida. Ma occhio a Bardet: è l'uomo che più temo, anche perché è francese, e i francesi o prima o poi torneranno a vincere il Tour». Speriamo poi.