Greg, Scozzoli, Cusinato, Batki piscina d'argento per l'Italia

Paltrinieri sale di un gradino negli 800: «Quest'anno gli avversari mi hanno sverniciato, c'è poco da fare»

Una luce d'argento brilla come mai prima d'ora, in quel di Glasgow. È vero, si sa, l'oro è il metallo più pregiato, quello che luccica più di qualsiasi altra gemma. Ma è anche vero che i nostri, ieri, hanno provato in tutti i modi a replicare i successi della Quadarella e di Miressi. Non è arrivato l'oro, ma gli azzurri hanno regalato diversi momenti di suspense, tanto da lasciare tutti con il fiato sospeso.

Perché quest'Italnuoto che mette grinta e cattiveria in acqua diverte e piace. Nonostante tutto, nonostante i malanni, nonostante gli infortuni che possono segnare la mente e il fisico. Come Gregorio Paltrinieri, il re del mezzofondo, costretto ad abdicare domenica scorsa dal trono dei 1500. Colpa di un maledetto virus intestinale che lo ha debilitato al punto tale che si è dovuto accontentare di un bronzo europeo. Ma ieri Greg ha fatto persino meglio: non ancora al 100%, è salito di un gradino rispetto ai 1500 e ha chiuso gli 800 stile libero, la gara che delle due ama di meno, al secondo posto dietro l'ucraino Romanchuk. Ancora una volta, Paltrinieri è battuto. Da non credere. Che rabbia quel problema intestinale. Per fortuna Gregorio sorride, nonostante tutto, nonostante la sconfitta. E commenta così: «Ho dato tutto. Quest'anno m'hanno sverniciato, c'è poco da fare. Non sono al 100%, ma sto molto meglio dei 1500, quindi oggi me la sono giocata quasi ad armi pari. Romanchuk è stato più forte di me, complimenti. Perdere mi scoccia sempre, e non so per quanto andrà avanti l'arrabbiatura che ho dentro. Tokyo? Manca tanto. C'è ancora tempo per lavorare bene e non prendere la febbre». Chiude con una battuta Greg. Forse perché sa, in cuor suo, che l'Europeo, dopo tanto patire, sta finalmente giungendo al termine.

Si allena ad Ostia con Paltrinieri una ragazzina indiavolata che in questo Europeo sta lasciando tutti di stucco. Dopo l'argento del primo giorno nei 400 misti, Ilaria Cusinato è seconda anche nei 200. A tre vasche dal termine, la veneta si è persino ritrovata in testa. Ci è mancato poco che riuscisse a fare l'impresa, ma tra Ilaria e l'oro si è messa di traverso Katinka Hosszu, la donna di ferro, che al tocco finale ha preceduto la Cusinato di otto centesimi. «Dispiace non aver vinto l'oro, ma Katinka ha ha più esperienza di me, non posso rimproverarmi nulla».

L'oro era una missione impossibile nei 50 rana per Fabio Scozzoli, il primo dei terrestri dietro il marziano Peaty. A 30 anni l'imolese mette al collo un favoloso argento, otto anni dopo il primo oro vinto nel 2010 a Budapest. In mezzo, però, tante sconfitte, cambi di allenatori e un infortunio grave al ginocchio, la rottura del crociato che è quanto di peggio può accadere a uno che di mestiere nuota a rana. «Per me è come un oro anche se oro non è, ma l'obiettivo di stagione è stato raggiunto e quindi sono soddisfatto».

Budapest è anche il luogo di nascita di Noemi Batki, genitori ungheresi e figlia d'arte - la mamma Ibolya ha preso parte ai Giochi di Barcellona 92 - ma risiede in Italia dall'età di tre anni. Ieri è andata a un soffio dal titolo, ma l'argento, a detta di Noemi, vale oro. «Dopo due anni di duro lavoro l'abbiamo riconquistata. Mi sento rinata». È tutto argento quel che luccica.