Guidetti, l'afro-italiano che ha imparato da Vieri: «Per me sarà un derby»

Alec Cordolcini

La Svezia è Ibra più altri dieci, non si discute, ma l'ingresso di John Guidetti nel secondo tempo contro l'Irlanda ha rivitalizzato il moscio attacco dei giallo-blu. La Svezia è l'esatto opposto del Belgio, visto che il talento è quasi tutto concentrato in un singolo giocatore, mentre gli altri corrono e randellano.

Uno degli elementi più pericolosi rimane però Guidetti, che contro gli Azzurri giocherà una specie di derby, come lascia facilmente intuire il cognome.

La sua storia è un piccolo giro del mondo: nonno paterno italiano, nonna materna brasiliana, lui nato a Stoccolma ma cresciuto in Kenya, dove papà Mike, ex rugbista, era a capo di un progetto educativo con base a Nairobi. La passione per il calcio Guidetti l'ha scoperta all'età di sei anni proprio grazie alla nazionale italiana. «La vidi a Francia 98, c'erano i miei idoli Vieri e Roberto Baggio. Tifavo loro, per me la Svezia era irrilevante. Da lì decisi che avrei fatto il calciatore». Quando a vent'anni firmò la sua prima grande stagione, 20 gol nel Feyenoord, qualcuno nello staff dell'allora ct Prandelli si mosse per tastare il terreno, ma la Svezia chiuse ogni discorso, facendolo debuttare subito nella nazionale maggiore. Lasciato il Feyenoord per il rientrare al Manchester City, fino allo scorso anno proprietario del suo cartellino, gli olandesi lo sostituirono con Pellè, al quale Guidetti può essere accostato proprio per la fisicità e l'attitudine guerriera. «Non ho sangue africano nelle vene - ha dichiarato una volta -, ma posseggo lo spirito dell'Africa. Se sono arrivato fin qui lo devo ai cinque anni trascorsi giocando a piedi nudi negli slums di Nairobi».

Non è stata facile la scalata di Guidetti. Agli sgoccioli della sua stagione olandese, ha contratto un virus al sistema nervoso che gli ha immobilizzato la gamba destra, obbligandolo per un breve periodo su una sedia a rotelle. Ci sono voluti quasi 18 mesi per la sua completa guarigione. Guidetti è tornato a sentirsi un giocatore vero solo nelle ultime due stagioni, la prima al Celtic (15 gol), quindi al Celta Vigo (12). Nel mezzo, la vittoria all'Europeo under 21 con la Svezia, dove segnò all'Italia nel match inaugurale. Il suo primo derby l'ha vinto. Oggi si replica.