Gwen, judoka pocket dell'Italia multicolore

La cadenza ti carezza come un sorriso. È nata in Camerun, ma parla come una parmigiana purosangue. Diciamolo: un po' ci stupiamo ancora. Non siamo del tutto abituati alla generazione Balotelli. Che poi c'è Balotelli e Balotelli. Questa è una ragazza tranquilla, ma se le girassero... una mossa e giù a terra come tanti salami. Edwige Gwen è una grande amica di Giulia Quintavalle, accomunanate da judo ed ora dall'olimpiade. Edwige ha gli occhi ridenti di una ragazza con il sole che le attraversa lo spirito, molto italiana in tutto tranne nel cognome Gwend e nel passaporto: è nata a Edea nel Camerun sudoccidentale, duecentomila abitanti, non lontano dalla costa del golfo di Guinea. I suoi genitori arrivarono a Parma che lei aveva quasi nove mesi. Vita dura in Camerun. Peggio qui, se furono costretti a chiedere aiuto alla vicina di casa. Si chiama Maria Bertolini e prese con sé due dei sei ragazzi della famiglia Gwen: Edwige e un fratellino. «È la mia mamma bianca», racconta lei. E oggi l'ha voluta in tribuna, insieme ai due genitori. Edwige non è un gigante, è una lottatrice pocket: un metro e 65 per 63 kg. Ha 22 anni ed è una ragazza ben integrata in questo mondo di cui ha preso anche la nazionalità, la bandiera, si è conquistata un posto nella nazionale dello judo. Dire generazione Balotelli è un po' riduttivo, per qualcuno forse offensivo. SuperMario non è proprio l'emblema di un ragazzo tranquillo. Ama l'eccesso, magari anche nei moti del cuore. Però è eccessivo.
L'Italia olimpica multietnica e multicolore ora è un bel groviglio di intrecci geografici. Il bresciano di Mario Balotelli, qui si perderebbe tra altri quattro-cinque dialetti. È l'Italia di 25 ragazzi che ti possono raccontare una storia di vita. C'è di tutto un po'. Anche nella diversità. Edwige non ti guarda male se dici Balotelli. Ma precisa la differenza. «Siamo diversi. Lui, dal punto di vista sportivo, mi piace. Quando va in campo lotta come un leone. Ma dal punto di vista personale io sono più tranquilla». Aggiunge l'osservazione: «Forse ha avuto un'infanzia difficile». Gwen è una ragazza felicemente integrata, almeno così pare. Ha un fidanzato croato, pure lui judoka. Quest'anno ha chiuso una stagione non esaltante con un secondo posto in coppa Europa.
I tecnici dicono che abbia chance da medaglia. Lei vive il mondo del siam tutti Balotelli guardando il mondo da un'altra ottica. Per quanto Supermario fa il divo, lei fa l'Alice nel paese delle meraviglie. Racconta di essersi emozionata alla sfilata, suggestionata dal monumento Vezzali. Valentina è una leggenda per questi ragazzi, racconta Gwen. «Ma il momento da brivido è stato un altro: quando ho visto Muhammad Alì toccare la bandiera olimpica». Era un momento che forse valeva la pietà, più che l'ammirazione. Ma la grandezza di Alì è anche questa: instillare emozione pur quando la vita sembra che se lo stia portando via. E Gwen ha cominciato da quel momento la sagra dei suoi sogni. Che dire quando ti ritrovi vicino Kobe Bryant alla mensa del villaggio? «Stavamo fianco a fianco e poco lontano c'era Bolt». Tu chiamale se vuoi, emozioni. Oggi tocca a lei. Salterà il primo turno, poi dovrà sfidare la vincente fra una cinese e una brasiliana per cominciare il suo cammino. In passato, contro entrambe se l'è passata bene. Ci crede. A cosa? «A una medaglia».
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